CHE IMPRESA FARE IMPRESA: CONFRONTO CON UN GIOVANE IMPRENDITORE

CHE IMPRESAQuesta mattina ho incontrato un giovane imprenditore di 24 anni che da pochi mesi ha aperto un’attività nel settore arredamento. Insieme abbiamo parlato di giovani, lavoro, occupazione, meritocrazia ma soprattutto della difficoltà di fare impresa nel nostro Paese. Burocrazia, tempi della giustizia, debiti della pubblica amministrazione, accesso al credito e cuneo fiscale, ci collocano agli ultimi posti rispetto ai paesi in cui è più facile fare affari e concorrono oltremodo a frenare il rilancio della nostra economia. Renzi nel frattempo continua imperterrito con la strategia degli annunci, degli slogan, delle slide, degli out out. Fa una promessa e al momento di verificare se questa è stata mantenuta, ne fa un’altra ancora più clamorosa per distogliere l’attenzione e guadagnare tempo. Ogni mese cambia le priorità. Quali sono stati i risultati delle sue riforme? A giudicare dai numeri nessuno. La disoccupazione resta elevatissima: 13,4% e 43,9% quella giovanile. Il total tax rate (pressione fiscale totale sulle imprese) per l’anno 2014 si è attestato al 65,4%. In altre parole, per ogni 10 euro guadagnati dalle imprese italiane, 6,5 euro vanno allo Stato. Una pressione fiscale maggiore si ritrova solo in Francia (66,6%), mentre ben più basso risulta il prelievo complessivo in Germania (48,8%), Spagna (58,2%) e Regno Unito (33,7%). Senza considerare ordinamenti di particolare favore verso le imprese come quello della Croazia (18,8%) e dell’Irlanda (25,9%). Tra Ires, Irap, tasse sugli immobili, versamenti Iva e contributi sociali, in Italia un imprenditore medio effettua in un anno 15 versamenti al fisco, sei in più rispetto ad un collega tedesco, sette in più rispetto ad un inglese, ad uno spagnolo o ad un francese e nove in più ad uno svedese. Lo rivela un’elaborazione del Centro studi “ImpresaLavoro” sui nuovi dati riferiti al 2014 contenuti nel rapporto Doing Business 2015. Nello stesso periodo sono state circa 150 al mese le imprese venete che hanno aperto una procedura di crisi aziendale, di queste 661 sono andate in fallimento, altre hanno chiuso prima, altre ancora sono sull’orlo del baratro. Per quanto ancora potremo continuare così? È finito il tempo della retorica. Servono riforme vere, misure choc per rilanciare i consumi a partire da una drastica riduzione della tasse. La politica ha il compito di combattere il dramma sociale che stanno vivendo numerosi imprenditori veneti, le loro famiglie e i loro dipendenti, sostenendoli e trovando insieme soluzioni per lo sviluppo e la crescita. La tanto discussa Flat Tax (aliquota unica al 20%) va proprio in questa direzione: semplificazione, efficienza, progressività garantita (deduzione personale e no tax area), meno evasione ed elusione fiscale, aumento del gettito. A Padova la nuova giunta ha operato una riduzione dello 0,1% dell’addizionale comunale sull’Irpef che, ricordo, era la più cara del Veneto. La Tasi è stata fissata al 2,7×1000 (2,5 aliquota di base + 0,2 per sostenere le detrazioni a favore di chi è più in difficoltà). L’aliquota Imu è stata ancorata allo 0,46%, il minimo possibile. A questo si aggiunge il taglio delle spese della macchina comunale di oltre 5 milioni di euro. Il Comune sta facendo la sua parte, ora il governo faccia la sua.

Elisabetta Beggio
Presidente Movimento del Buonsenso – Padova
Consigliera Comunale – Lista Bitonci Sindaco

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