BABY GANG: IL FENOMENO E LE SOLUZIONI

baby gang mbsDopo il caso di Marco, che intorno alle 19.30 di mercoledì 4 novembre è stato derubato e picchiato brutalmente in Prato della Valle da un gruppo di sei coetanei di varie etnie, abbiamo deciso di approfondire il delicato tema del bullismo di gruppo. Che cosa c’è dietro al fenomeno sociale delle baby gang? Che cosa spinge ragazzi ancora minorenni a compiere atti criminali? Il termine “baby gang” è ormai entrato, grazie all’uso frequente dei mass media, nel linguaggio comune per definire ogni gruppo di giovani che, forte del numero, commette soprusi e reati vari nei confronti di soggetti più deboli (principalmente coetanei ma anche adulti, anziani e disabili). Un vero e proprio fenomeno di microcriminalità organizzata, principalmente diffuso nei contesti urbani. Estorsioni, furti, rapine, atti vandalici, spaccio di droga sono i principali crimini delle bande. Le modalità di approccio ed esecuzione seguono uno schema ben preciso: innanzitutto si instaura un contatto con la vittima con l’obiettivo di provocarla e disorientarla. Dalla violenza verbale, poi, si passa velocemente a quella fisica, il tutto con un ritmo estremamente rapido che crea una situazione di terrore e panico per il mal capitato. Una violenza gratuita, sistematica, psicologicamente contagiosa attraverso cui la gang tenta di imporsi nel contesto sociale di riferimento. Nella mentalità del gruppo, la vittima viene “deumanizzata” al fine di giustificare le proprie imprese. E ora la fatidica domanda: perché? Secondo numerosi studi, difficoltà ambientali, economiche, culturali e sociali sono alla base di ogni comportamento deviante. Il fenomeno delle baby gang dunque nasce, come molti altri, dalle problematiche relative al contesto di vita nel quale questi giovani nascono, crescono e maturano. Spesso infatti è proprio il menefreghismo delle famiglie d’origine di fronte al loro disagio a provacare danni enormi. Alla radice c’è la frustrazione, derivante dalla contrapposizione tra obiettivi di vita e mezzi per raggiungerli, che finisce per concretizzarsi in atti e comportamenti devianti e spesso antisociali, in un tentativo erroneo di raggiungere quei modelli di astratta perfezione che la società contemporanea impone. Gli adolescenti di oggi, vivono di frequente situazioni di disadattamento e di disagio frutto delle enormi difficoltà incontrate nel relazionarsi con gli altri, nell’identificarsi in una società come quella attuale, piena di dubbi e di contraddizioni, che sta gradualmente abbandonando i propri valori e le proprie tradizioni in virtù di una globalizzazione sbagliata. Inserendosi in un gruppo, l’adolescente trova un’identità collettiva che gli permette di sapere come orientarsi e quali valori perseguire nella vita, come presentarsi e come agire nei confronti degli altri. Il gruppo rappresenta una fonte di sicurezza, un’importante sostegno nell’emancipazione dalla famiglia, un sistema di valori da adottare, un contesto nel quale il controllo genitoriale è meno presente e dove si trova forza nei momenti d’indecisione, d’incertezza e d’ansia tipici dell’età adolescenziale. I dati mostrano inoltre come queste dinamiche siano maggiormente accentuate tra i giovani immigrati di prima e seconda generazione, soprattuttto al centro-nord Italia. Come affrontare questo complesso fenomeno? Le istituzioni sono tenute a confrontarsi su una duplice esigenza: proteggere i minori attraverso l’adozione di misure non invasive e punire adeguatamente gli atti criminali dei ragazzi. Urgono politiche locali, nazionali ed europee che contrastino la devianza a monte intervenendo sulle condizioni sociali, economiche e culturali che possono favorirla, nella certezza che la prevenzione è sicuramente la terapia migliore, ma senza escludere interventi rieducativi o riparativi. Istituzioni, scuola, famiglia, forze dell’ordine devono agire in sinergia mettendo in atto efficaci strategie di sensibilizzazione e resposabilizzazione. Non solo: dobbiamo renderci conto che non possiamo più girare la testa quando assistiamo a certi fatti. Marco poteva essere figlio di tutti noi o noi stessi. I pugni che ha ricevuto sono pugni che ognuno di noi ha ricevuto, che tutte le persone perbene hanno ricevuto. Occorre fare squadra, per noi, per il nostro futuro.

Elisabetta Beggio
Presidente Movimento del Buonsenso – Padova
Consigliera Comunale – Lista Bitonci Sindaco

Simonetta Fincato
Mamma di Marco Cassarà, vittima dell’aggressione

 

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