LA SPECOLA

Specola.jpg

“Questa torre, che un tempo conduceva alle ombre infernali, ora sotto l’auspicio dei Veneti apre la via agli astri”.

 L’iscrizione, situata sopra l’ingresso della Specola, testimonia il radicale cambio d’uso della struttura avvenuto nei secoli. Per oltre 150 anni sede dell’antico osservatorio astronomico dell’Università di Padova, è uno dei simboli più rappresentativi della città e della sua storia. È situata sulla Torlonga, la maggiore delle due torri, dell’antico Castello di Padova. Edificata nel 1242 da Ezzelino III da Romano su una struttura risalente al IX secolo, secondo le cronache del tempo, era il luogo in cui il terribile tiranno teneva rinchiusi e torturava i suoi prigionieri tra cui lo stesso Zilio, l’architetto che costruì le torri. Lo storico Angelo Portenari, nella sua storia padovana “Della felicità di Padova” del 1623, ci testimonia l’esistenza, nella torre più alta del castello di Ezzelino, di un solaio nel quale il crudele tiranno calava con funi i prigionieri e li lasciava lì a morire di fame. Il solaio è situato a nove metri dal suolo, nella torre della Specola, nell’ambiente in cui attualmente si trova la biblioteca dell’Osservatorio.

I successivi signori di Padova, i Da Carrara, nel 1374 costruirono un nuovo castello-fortificazione sui resti del vecchio come baluardo difensivo e splendido edificio decorato all’interno e all’esterno. Il viaggiatore che alla fine del Trecento fosse arrivato a Padova provenendo da sud, con meraviglia dunque avrebbe visto emergere da lontano un’alta torre dipinta a quadri bianchi e rossi, e man mano che si fosse avvicinato, avrebbe scoperto una seconda torre più piccola e poi tutto il castello, anch’essi a riquadri bianchi e rossi (Fig. 1). Quella che ai nostri occhi oggi potrebbe sembrare una fantasia dell’artista, era invece la realtà, confermata dal rinvenimento di visibili tracce di colore rosso e bianco negli angoli più nascosti della Specola.

giusto
Fig. 1 – Giusto de’ Menabuoi – Cappella del Beato Luca Belludi, Basilica di Sant’Antonio di Padova – 1382

Durante recenti restauri, sono stati riportati alla luce preziosi frammenti di affreschi trecenteschi che dovevano decorare le stanze interne del castello e che dovevano essere stati commissionati dal signore di Padova, Francesco il Vecchio da Carrara. All’interno della “casa dell’astronomo”, l’edificio situato ad est della torre, sono stati rinvenuti sotto l’intonaco i resti di una decorazione floreale con le iniziali FC di “Francesco da Carrara” e di affreschi particolari con pappagalli (Fig. 2). Nella volta dell’ambiente della torre, dove nel pavimento si trovava il foro d’accesso alle prigioni di Ezzelino, è stato riportato alla luce l’enorme carro, stemma dei Carraresi. All’interno dell’Osservatorio, si può ammirare, inoltre, una Madonna con Bambino trecentesca (Fig. 3).

Dettagli specola
Fig. 2 – Frammenti decorazioni
La Madonna con bambino trecentesca situata nel versante occidentale delle antiche mura
Fig. 3 – Madonna con bambino trecentesca situata nel versante occidentale delle antiche mura

Con la costruzione delle mura cinquecentesche il castello e la Torlonga persero la loro funzione militare e caddero in abbandono. Infatti nel Settecento l’antica fortezza, in gran parte cadente, veniva chiamata “Castel Vecchio”, e da tempo era stata destinata a magazzino di granaglie, di paglia, di fieno, deposito di armi e munizioni.

Nell’immaginario collettivo di molti padovani, e non solo, la torre della Specola è la torre di Galileo, il luogo dal quale, secondo una falsa tradizione, il celebre pisano eseguì le sue straordinarie scoperte astronomiche. In realtà, nel periodo (tra il 1592 e il 1610) in cui Galileo risiedette a Padova, la Specola, intesa come osservatorio astronomico, non esisteva ancora.

Il 21 maggio 1761 il Senato della Repubblica di Venezia emanò un decreto con il quale istituì un osservatorio astronomico all’Università di Padova, da adibire anche a luogo di addestramento dei futuri astronomi. Soltanto quattro anni dopo, nel settembre del 1765, venne affidato al professore di astronomia, geografia e meteore, l’abate Giuseppe Toaldo (1719-1797), l’incarico di visitare i principali osservatori italiani per informarsi sulla struttura degli edifici e sui principali strumenti necessari all’attività dell’astronomo. Al ritorno da questa indagine, Toaldo, dopo aver presentato il progetto, nel dicembre dello stesso anno fece venire da Vicenza l’architetto don Domenico Cerato (1715-1792), amico e compagno di studi nel Seminario vescovile di Padova e uno dei più abili architetti del tempo. Toaldo propose di utilizzare la Torre alta del Castelvecchio per le sue grosse e solide mura e per la sua collocazione all’interno della città, ideale per l’osservazione astronomica. In particolare, la Torre era idonea perché consentiva un’ottima osservazione verso sud, ovvero verso il meridiano celeste, punto cruciale per lo studio del moto degli astri. E fu così che, dopo dieci anni di lavori, nel 1777 la Torre divenne Osservatorio  astronomico, ovvero “specula astronomica” secondo la dicitura latina. L’interno della torre fu ristrutturato per l’uso delle osservazioni astronomiche e fu diviso in due parti: una parte inferiore, a 16 metri dal suolo sulla parete est, in cui fu costruita la Sala Meridiana per le osservazioni al meridiano celeste, e una parte superiore, a 35 metri dal suolo nella zona delle merlature, ove fu costituita un’alta sala con alte finestre, la Sala delle Figure, per osservare la volta celeste da ogni angolazione con cannocchiali di vario tipo utilizzando anche la terrazza adiacente. Fu inoltre costruita una terrazza sopra la sala meridiana per gli studi di meteorologia. In seguito la Specola subì rimodernamenti, sia della strumentazione, sia della struttura, come l’aggiunta di una terza cupola nell’Ottocento o l’edificazione di un padiglione nuovo sul bastione adiacente per accogliere il rifrattore di Mertz. La nuova specola, una delle più belle nell’Europa del Settecento, fu visitata da illustri personaggi, come il poeta e drammaturgo tedesco Johann Wolfgang Goethe, che nel 1786 descrisse nel suo diario di viaggio lo splendido panorama che poté ammirare dall’alto della torre dell’Osservatorio.

Con l’entrata in guerra dell’Italia il 24 maggio 1915, Padova, dopo Udine, divenne la sede del comando Supremo delle forze armate: furono requisiti dal Comando generale gli apparati telegrafici in uso all’Osservatorio per il servizio dell’ora; nel 1916 fu requisita la torre per il servizio di avvistamento degli aerei nemici. Nel 1919 i locali dell’Osservatorio furono riconsegnati all’università di Padova.

La Specola venne utilizzata fino agli anni Trenta del Novecento, quando l’Università iniziò la costruzione dell’Osservatorio di Asiago. Nell’archivio storico dell’Osservatorio sono ancora conservati gli antichi registri delle osservazioni astronomiche e la biblioteca.

Oggi la torre è un sito di grande interesse per la storia della scienza. Gestita dall’Inaf (Istituto Nazionale di Astrofisica), è sede del Museo La Specola.

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Create a website or blog at WordPress.com

Su ↑

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: