REGOLAMENTARE I LUOGHI DI CULTO NON È DISCRIMINAZIONE

10570486_889432731169691_2690297736906895408_n

I giudici della Consulta bocciano la legge regionale della Lombardia che prevedeva una stretta sulla realizzazione di nuove moschee e non solo. Incassata la bocciatura dalla Corte Costituzionale, la giunta Maroni annuncia un nuovo testo per regolare la costruzione di luoghi di culto dopo che avrà letto le motivazioni della Consulta, attese nelle prossime settimane. Ma che cosa prevedeva esattamente la legge? Ecco una sintesi: rispetto per il paesaggio lombardo; autorizzazioni sottoposte a Consulta regionale; referendum consultivo del Comune interessato; distanza minima da altri luoghi di culto; superficie destinata a parcheggi (2 volte quella dell’edificio); impianti di videosorveglianza obbligatori collegati con le Forze dell’Ordine. Insomma, regole di buonsenso, valide per tutte le confessioni religiose. Non c’è nessuna volontà di discriminare, dunque, bensì di tutelare il territorio e la sicurezza dei cittadini. In questi anni, infatti, la proliferazione di moschee nel nostro Paese è avvenuta senza alcun controllo, se non, speriamo, dell’intelligence. Un far west che non è più tollerabile, in particolar modo dopo i drammatici fatti di Parigi e di Colonia e la tesissima situazione internazionale. Occorre regolamentare una volta per tutte la presenza di moschee in Italia ed arginare e prevenire fenomeni di proselitismo e terrorismo. Come? In primo luogo esportando la sopracitata legge lombarda in tutta Italia, poi, realizzando un censimento dei luoghi di culto e delle associazioni religiose presenti sul territorio nazionale. Non solo: è indispensabile creare un albo degli Imam con sottoscrizione di un protocollo di trasparenza, imporre l’uso della lingua italiana nelle moschee ed intensificare i controlli. Dobbiamo dire basta alla miopia ideologica e al finto buonismo progressista italiano ed europeo di sinistra che in questi anni ha contribuito a trasformare l’Europa in terra fertile per tutti coloro che vogliono venire a predicare l’odio fondamentalista islamico.

Annunci

ORIANA FALLACI, IL CORAGGIO DELLA VERITÀ

Conferenza Oriana Fallaci.png

Venerdì 11 marzo alle ore 20.45 vi aspettiamo al Caffè Pedrocchi, in sala Rossini, per rendere omaggio ad Oriana Fallaci, una delle più grandi giornaliste e scrittrici del XX secolo. Una donna straordinaria che ha dedicato la sua vita alla ricerca della verità, una verità scomoda che nessun altro ha avuto il coraggio di raccontare. Profeta di un declino che oggi è sotto gli occhi di tutti. Nel corso della serata leggeremo brani tratti dalle sue opere che commenteremo con: Elisabetta Beggio (Presidente Movimento del Buonsenso – Padova, Consigliera Comunale), Matteo Cavatton (Assessore alla Cultura), Mariella Mazzetto (Vice Presidente Consiglio Comunale, Consigliera Provinciale) ed eccezionalmente con Magdi Cristiano Allam (giornalista, scrittore, politico, amico di Oriana Fallaci) che al termine del dibattito presenterà il suo ultimo libro “Islam. Siamo in guerra”. A moderare la serata, Mario Zwirner (conduttore e condirettore di Telenuovo). L’ingresso è libero e gratuito, fino ad esaurimento dei posti disponibili. Se anche tu come noi credi nella sua profezia o sei interessato ad approfondire, non puoi mancare!

Ecco il link all’evento Facebook ufficiale: https://goo.gl/H4JrD6, clicca “parteciperò” e “invita” i tuoi amici! 

LE SETTE VITE DELLA GATTA DI SANT’ANDREA

Gatta-andrea.jpg

La Gatta di Sant’Andrea, popolarmente denominata “la gatta”, è un monumento di origine medievale che si trova nel piccolo sagrato della chiesa di Sant’Andrea a Padova.

Nel 1209 gli abitanti della contrada di Sant’Andrea si distinsero in una decisiva battaglia contro Aldobrandino I d’Este e riuscirono a portare in città come bottino di guerra un rozzo leone in pietra a beffa del marchese d’Este. Il podestà di Padova, Jacopo de Viallardi da Vercelli, concesse quindi di innalzarlo su una colonna di epoca romana nei pressi della chiesa di Sant’Andrea, nel punto tradizionalmente considerato il più elevato della città (circa 18 metri sul livello del mare), a memoria della vittoria. Alcuni anni più tardi, nel 1212, con la riconciliazione tra il Comune di Padova e Rinaldo d’Este, il leone fu riconsegnato ai legittimi proprietari. Quel simbolo di vittoria però era entrato nel cuore dei padovani che decisero di far realizzare una copia della statua originale, ma di maggiori dimensioni, da uno scultore locale, tale “magister Daniel” come si legge sul basamento. Secondo la tradizione popolare è proprio in seguito a questo scambio che la statua prende il nome di “Gatta di Sant’Andrea”: il maestro Daniel, infatti, sarebbe rimasto così deluso dal risultato finale che avrebbe soprannominato lui stesso la sua opera “gatta”. Un’altra versione vuole invece che il nomignolo di “gatta” fosse stato dato dai padovani stessi alla scultura originale come scherno agli avversari estensi sconfitti.

“Davanti alla chiesa sta una rozza colonna sopra di cui v’è un leone. Questo è un Trofeo, posto qui nell’anno 1209, in memoria d’altro simile acquistato da’ Padovani in una vittoria riportata sopra Aldobrandino, ed Azzone II. Marchesi d’Este: fu qui posto ad onore del popolo della contrada, il quale in questo fatto molto si distinse. Nella base di questo leone si legge M.C.C.VIII. Magister Daniel fecit.”

(Pietro Brandolese, Pitture, sculture, architetture ed altre cose notabili di Padova, 1795)

Nel 1797, in seguito al Trattato di Campoformio e all’invasione napoleonica, la statua fu distrutta in quanto assomigliava troppo ad un leone marciano, simbolo di Venezia.

Una nuova Gatta di Sant’Andrea con le fattezze dell’originale venne commissionata allo scultore Felice Chiereghin. Il risultato venne aspramente criticato dallo storico e critico d’arte Pietro Selvatico:

“Vi fu surrogato l’attuale, debole opera del debolissimo scultore Felice Chiereghin.”

Ridanneggiata nel 1914 fu ripristinata dalla scultore Antonio Penello.

Restaurata l’ultima volta nel 1989, è stata colpita da mezzi in manovra in più occasioni. Il 23 settembre 2013, alla terza importante collisione, il monumento è crollato al suolo frantumandosi.

gatta_1--672x448.JPG

Il restauro e la ricostruzione del monumento si è svolto nel corso del 2014 con lo stanziamento di 43.340 euro, già riversati dall’azienda assicurativa, da parte del settore edilizia monumentale del Comune di Padova. La copia settecentesca di Felice Chiereghin restaurata, è stata collocata a Palazzo Moroni, mentre il monumento a Sant’Andrea è stato ricomposto il 19 marzo 2015, ponendo sulla sommità l’ennesima copia del leone estense.

11081505_724755787637387_2303382929885473100_n.jpg

REPORT SULLA CRIMINALITÀ

12715382_884886301624334_8467187674771530142_n.png

La strada è ancora lunga e l’impegno dovrà essere costante, ma finalmente possiamo annunciare un calo considerevole dei reati in città. Un dato confortante che imprime nuova forza all’azione della Giunta sul fronte caldo della sicurezza. L’ottimo lavoro di squadra tra l’Assessore Maurizio Saia, il Comandante Paolocci e tutte le Forze dell’Ordine sta dando tangibili risultati. Padova si sta gradualmente risollevando e, viste le condizioni in cui verteva, non possiamo che dire “avanti così”! Alla faccia del Governo che taglia indiscriminatamente le risorse e della “giustizia” che troppo spesso rimette in libertà i delinquenti e perseguita gli onesti cittadini.

L’AMMISSIONE TARDIVA DELL’INADEGUATO ALFANO

alfano319051.jpg

Dopo mesi, anni di smentite, finalmente Alfano ammette che l’allarme terrorismo nel nostro Paese è altissimo, al pari degli altri paesi che hanno già subito attentati. Dalla guerra in Siria e dalla instabilità in Libia continuano a provenire pericoli per tutta l’Europa. La nostra posizione a riguardo non cambia: occorre proteggere i confini esterni e monitorare quelli interni con una sospensione, per lo meno temporanea, del trattato di Schengen. Non solo: più prevenzione e più controlli su tutto il territorio nazionale. E ancora: maggiori risorse alle Forze dell’Ordine, tempi più rapidi per il riconoscimento dei rifugiati, ossia di chi ha realmente diritto di asilo, ed espulsioni immediate per chi è clandestino. Una domanda però sorge spontanea: dove ha vissuto finora l’inadeguato Ministro dell’Interno? Vorremmo ricordagli le parole di Oriana Fallaci che oltre dieci anni fa gridava: “Sveglia, Occidente, sveglia!”.

IL PONTE DELLA MORTE

Ponte della Morte.jpg

Oggi tratteremo un luogo della città che non molti padovani conoscono con il suo vero nome, il “ponte della morte”, un toponimo a dir poco inquietante, legato alle misteriose vicende che vi sono avvenute nel corso dei secoli.

Ci troviamo tra Riviera Ruzzante e Riviera del Businello lungo il canale Santa Chiara, a pochi passi dalla chiesetta di San Daniele, in uno degli angoli più suggestivi del centro storico.

Il ponte in questione, costruito per la prima volta nel 1246 in legno, nel corso dei secoli ha subito numerose variazioni e restauri. Attualmente, presenta una struttura molto semplice: unica arcata in mattoni e parapetti bassi in porfido grigio.

All’apparenza non c’è nulla di strano in quel ponticello che allunga via Rudena verso via Umberto I e che si inserisce così armoniosamente nell’architettura medievale circostante. Eppure, osservando con maggior attenzione, quel che di insolito vi si può notare è il passo lesto dei passanti che vi transitano, più frettoloso, diverso da quello di un normale pedone in ritardo per un appuntamento. Lo sguardo diffidente che gli rivolgono certi anziani padovani, quelli che la loro città la conoscono come il palmo della mano, oppure le mani delle anziane signore, che accennano il segno della croce non appena il primo piede ne tocca i sampietrini.

Vi starete chiedendo il perché di questi insoliti comportamenti e soprattutto quali siano le origini di tale denominazione.

L’origine del nome “ponte della morte” è piuttosto incerta e sono tre le ipotesi che si sono tramandate nel corso dei secoli.

La prima ipotesi deriva da una leggenda secondo la quale nei pressi di questo ponte vi era una casa tetra e squadrata, che aveva più le sembianze di una fortezza che di uno dei caseggiati slanciati ed eleganti che in quel periodo sorgevano lungo le acque del canale. Era una casa di tolleranza, che apriva le sue porte di notte a chi volesse abbandonarsi ai piaceri della carne. Tra i più assidui frequentatori del bordello, vi erano tre malviventi che col calare delle tenebre aggredivano e derubavano i passanti e molestavano le donne. Il Consiglio Cittadino decise allora di muovere loro battaglia riuscendo ad arrestare i tre assassini, che si erano asserragliati nell’edificio, grazie all’intervento delle truppe regolari per poi impiccarli subito dopo sul ponte che acquisì quindi questo macabro nome.

La seconda ipotesi, collega l’attribuzione del nome “ponte della morte” ad un tragico fatto di cronaca avvenuto nel giugno del 1422 quando sotto il peso della folla assiepata, pare, per una processione, il ponte crollò e decine di persone morirono annegate.

Infine, la terza ed ultima ipotesi, meno suggestiva delle altre, è che il “ponte della morte” si chiamasse così semplicemente perché a ridosso dell’antico cimitero di San Daniele, sul retro dell’omonima chiesa, oggi non più esistente.

CNCS93gW8AAoKa4.jpg

Ma le leggende legate a quel piccolo lembo di strada sopra l’acqua non finiscono qui: alcuni affermano che ancora oggi, certe notti, sotto al ponte si scorgano tre sagome scure, tre ombre, a ricordare l’eterna presenza dei fantasmi dei tre assassini impiccati. Altri ancora sentono abbaiare furiosamente un cane o suonare le campane della Chiesa di San Daniele “a morto” con un lungo rintocco, dai toni bassi, lugubri e lamentosi…peccato che…le cinque campane della Chiesa di San Daniele non abbiano questo suono.

Quale sia la verità su questo luogo misterioso probabilmente non lo scopriremo mai con certezza, ma vi consigliamo comunque di farci un giretto e far scoprire ad amici e parenti la leggenda che lo avvolge.

A SAN VALENTINO INNAMORATI DI PADOVA!

San Valentino 2016 Padova.png

Sabato 13 e Domenica 14 febbraio la città celebra San Valentino con luci, colori, musica e balli dedicati all’amore e agli innamorati. In questi due giorni, padovani e turisti potranno fotografarsi accanto alle otto grandi installazioni a forma di cuore posizionate tra le vie e le piazze del centro storico (Piazza dei Signori, Prato della Valle, Liston fronte Palazzo Moroni, Piazza delle Erbe, Piazza Duomo, Piazza Cavour, Piazza Garibaldi e Via Verdi all’incrocio con Via Dante). Ogni cuore racconterà la storia della piazza o della via in cui è installato, creando così un percorso romantico, ma anche storico e culturale. Tutte le foto degli innamorati potranno essere condivise e visualizzate nella pagina facebook ufficiale Carnevale Padova. Sabato 13 febbraio con inizio alle ore 21.30 in piazza dei Signori si terrà The best love songs “Il gran ballo degli innamorati”. Si apriranno le danze con la musica live dei Duophonic che reinterpreteranno, attraverso voce e pianoforte, le più belle canzoni d’amore. A mezzanotte la festa si concluderà con il flash mob “Il bacio di tutti gli innamorati”.

RIVOLUZIONE MENSE SCOLASTICHE

pappa.jpg

A poche settimane dalle pretestuose quanto inutili polemiche degli esponenti del PD cittadino, Gianni Berno e Nereo Tiso, il Sindaco Massimo Bitonci annuncia la rivoluzione delle mense scolastiche: alle famiglie che per ragioni economiche non sarà possibile pagare la retta, non verrà sospeso il servizio e sarà data la possibilità di pagamento rateale. Non solo, si sta valutando anche la l’opportunità di ampliare le fasce esentate, ossia aventi diritto alla gratuità del servizio. Sarà cancellata, dunque, l’assurda delibera del 2009, approvata dalla precedente amministrazione, che di fatto discriminava le famiglie in difficoltà. Tutto ciò senza gravare su chi paga regolarmente e distinguendo tra veri bisognosi e furbetti.

Elisabetta Beggio

INVIA LA TUA SEGNALAZIONE

prima_dopo2.jpg

Grazie alla segnalazione di una cittadina di buonsenso, che abbiamo prontamente inoltrato all’Amministrazione, è stata ripulita questa indecente “latrina” nei pressi della chiesa di San Nicolò, in pieno centro storico. Ringraziamo l’Assessore Alain Luciani per la tempestività dell’intervento. Siamo convinti che una città non sia solo un luogo dove vivere, ma l’insieme di persone che rendono quel determinato luogo una società. Per questo vi invitiamo a segnalare ciò che non va nel vostro quartiere, magari allegando foto o video. Ognuno di noi può fare la differenza e contribuire al decoro della nostra splendida Padova.

Create a website or blog at WordPress.com

Su ↑