GIORNO DEL RICORDO

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Oggi, 10 febbraio, si celebra il Giorno del Ricordo di una delle pagine più buie della storia contemporanea. Fra il 1943 e il 1947 oltre 10mila persone furono gettate vive o morte nelle foibe, cavità carsiche ai confini orientali, per volere del maresciallo Tito e dei suoi partigiani, in nome di una pulizia etnica che doveva annientare la presenza italiana in Istria e Dalmazia. Un genocidio riconosciuto ufficialmente solo nel 2004, con la legge numero 94 che istituì appunto la “Giornata del Ricordo”, in memoria dei martiri delle foibe e dell’esodo delle comunità giuliano-dalmate e istriane. Una vicenda troppo a lungo sottaciuta e rinnegata che deve trovare spazio nei libri di storia e riecheggiare nella memoria di tutti, in particolare dei giovani, affinché simili carneficine non si ripetano mai più. Una preghiera dunque per i morti ed un abbraccio ai sopravvissuti. ‪#‎10febbraio‬,‪#‎pernondimenticare‬, ‪#‎giornatadelricordo‬

CAPPELLA DEGLI SCROVEGNI

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Si può visitare Roma senza vedere il Colosseo? O Venezia senza vedere la Basilica di San Marco? Oppure Verona senza vedere l’Arena? Ipoteticamente si, ma sarebbe davvero un peccato, così come sarebbe un vero peccato venire a Padova senza visitare la Cappella degli Scrovegni, considerata unanimemente come uno dei massimi capolavori dell’arte di tutti i tempi.

Intitolata alla Vergine Annunziata, la cappella fu fatta erigere da Enrico Scrovegni, ricchissimo banchiere padovano, che agli inizi del Trecento aveva acquistato da un nobile decaduto, Manfredo Dalesmanini, l’area dell’antica arena romana di Padova (per questa ragione la cappella è anche detta dell’Arena). Qui provvide ad edificare un sontuoso palazzo, di cui la cappella era oratorio privato e futuro mausoleo familiare. Si narra che lo Scrovegni commissionò l’edificio sacro in espiazione dei peccati del padre Reginaldo, collocato da Dante, nella Divina Commedia, nel girone infernale degli usurai (Inferno, Canto XVII, vv. 64-66). Allo stesso tempo, Enrico intendeva allontanare da se stesso il rischio di andare incontro alla medesima sorte, essendosi anch’egli macchiato dello stesso vizio. A conferma di ciò, la scena della dedica della Cappella alla Vergine (Fig. 1), gesto che simboleggiava la restituzione di quanto lucrato con l’usura, condizione posta dalla Chiesa per rimettere quel peccato. In questa scena, Enrico Scrovegni veste di viola, colore della penitenza, e viene aiutato a sorreggere la Cappella dal religioso agostiniano Alberto da Padova, ritenuto colui che gli suggerì il nome di Giotto per affrescare la Cappella e che, insieme al pittore, scelse le storie da tradurre in immagini e il programma iconografico.

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Fig. 1 – Enrico Scrovegni nell’atto simbolico di donare la cappella alla Madonna

La chiesetta ha un’architettura molto semplice: pianta rettangolare, unica navata con volta a botte, che termina con una piccola abside poligonale coperta da volta a crociera. La struttura, originariamente addossata al Palazzo degli Scrovegni (demolito nel 1827), è asimmetrica e presenta sei finestre alte e strette solo nella parete sud, mentre la facciata è dominata da un’elegante trifora gotica. Internamente è costituita da un unico ambiente di 20,8 metri di lunghezza per 8,4 metri di larghezza e 12,6 metri di altezza, interrotto a metà da due altari laterali, terminante sul fondo con un presbiterio in cui si trova il sarcofago di Enrico Scrovegni, opera di Andriolo de Santi, e sull’altare una Madonna col bambino tra due angeli, opera dello scultore trecentesco Giovanni Pisano. Sopra all’altare, inoltre, era presente un crocifisso dipinto a tempera da Giotto su una tavola di pioppo, oggi conservato ai Musei Civici Eremitani (Fig. 2).

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Fig. 2 – Giotto, Crocifisso di Padova, tempera e oro su tavola di pioppo (223×264 cm), 1303-1305

La Cappella viene affrescata da Giotto tra il 1303 e il 1305. Sulle pareti laterali e su quella di fronte all’ingresso sono dipinti episodi della vita di Gioacchino e Sant’Anna (Fig. 5, Riquadri 1-6), della Vergine (Fig. 3, Riquadri 7-15) e di Gesù (Fig. 3-5, Riquadri 16-39), distribuite in tre zone sovrapposte. Ogni episodio è incorniciato da fasce affrescate con ornamenti, piccoli episodi dell’Antico Testamento e busti di Santi. Sulla parte bassa corre una decorazione a monocromo che inquadra figure allegoriche delle sette virtù (Fig. 5, Riquadri 41 a,b,c,d,e,f,g) e dei sette vizi (Fig. 3, Riquadri 42 h,i,l,m,n,o,p).

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Fig. 3 – Parete nord
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Fig. 4 – Organizzazione del ciclo pittorico
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Fig. 5 – Parete sud

Il ciclo si conclude con un grandioso Giudizio Universale (Fig. 6, Riquadro 40) che occupa interamente la controfacciata. La volta a botte simula un cielo stellato interrotto da tondi che racchiudono Cristo, la Vergine e i Profeti.

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Fig. 6 – Giotto, “Giudizio Universale”, 1303-1305

L’effetto della cappella è straordinario perché, nonostante la ricchezza e la varietà di temi illustrati, chi entra riceve l’impressione di una decorazione unitaria e continua, alla quale contribuisce il perfetto coordinamento delle composizioni e dei colori. Giotto usa un linguaggio pittorico nuovo, di estrema fluidità narrativa e grande sensibilità spaziale. Rispetto alle figure schiacciate della tradizione medioevale, accentua la plasticità dei corpi, cerca i volumi, affina la prospettiva delle architetture dipinte e inserisce i personaggi in un paesaggio naturale. Nella Natività emerge il lato umano dei protagonisti evidente nella tenera delicatezza con cui la Madonna dispone il figlio nella mangiatoia. Altrettanto umani sono San Gioacchino e Sant’Anna uniti da un bacio, un gesto del tutto inconsueto nell’iconografia sacra duecentesca, forse il primo bacio rappresentato nella pittura post-classica. Di altra natura è il bacio di Giuda: l’intensità drammatica del tradimento è sottolineata dal movimento delle fiaccole e delle lance. Il paesaggio riflette i sentimenti dei personaggi: ad esempio, la solitudine di Gioacchino nel deserto è uno sfondo roccioso, scarno e desolato. Nel Compianto sul Cristo morto Giotto realizza una composizione organizzata su diversi piani, per accentuare la profondità della scena. Il volume dello spazio intorno al corpo del Cristo è ottenuto grazie ai due personaggi accovacciati in primo piano, dipinti di spalle secondo una scelta compositiva di estrema modernità. Dietro a loro, le figure in piedi e le montagne sullo sfondo.

Nel 1881 il Comune di Padova acquistò la cappella. Interventi conservativi e monitoraggi si sono susseguiti nel corso degli anni; l’ultimo restauro, durato 8 mesi, è del 2001.

IL CARNEVALE 2016 È A PADOVA!

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Fino al 09 Febbraio nel centro storico di Padova si festeggia il Carnevale con tantissimi eventi da non perdere! Dal Silent Party di questa sera in Piazza della Frutta alla sfilata dei carri allegorici in Prato della Valle di domenica, passando per il gran ballo in maschera in Piazza dei Signori di domani e molto altro ancora!

Vuoi saperne di più? Visita il sito www.carnevalepadova.it

SOSPENDERE SCHENGEN? ECCO I RISULTATI DEL NOSTRO SONDAGGIO

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Continua il dibattito europeo sul Trattato di Schengen. Da un lato paesi come Austria, Francia e Svezia che vorrebbero sospenderlo, per lo meno temporaneamente, dall’altro l’Italia renziana che invece si ostina a difendere la libera circolazione. La scorsa settimana abbiamo lanciato un sondaggioper conoscere l’opinione dei padovani sul tema. Il riscontro è stato positivo. L’82% è favorevole alla sospensione e ritiene che i confini (sia interni che esterni) vadano controllati e difesi. Soltanto il 18% è contrario e vede nella sospensione del Trattato la fine dell’Europa. Nessuno ha cliccato sulla voce “Non so”, segnale che i cittadini hanno le idee piuttosto chiare sulla questione.

FESTE ISLAMICHE NELLE SCUOLE? NO GRAZIE.

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In Veneto gli studenti stranieri ammontavano nel 2013, ultimi dati disponibili, a ben 96mila unità. Ecco che il Cardinale Angelo Scola propone, sulla scia del modello inclusivo, la celebrazione di feste islamiche all’interno degli istituti scolastici. Il Patriarca vede nella mescolanza di razze, e quindi di religioni, una contaminazione positiva. Predica inoltre l’apertura verso le moschee. Francamente mi rattrista molto che un esponente della Chiesa italiana si esprima in questi termini. In un momento storico in cui la crisi della nostra religione è tangibile (crollo delle vocazioni e allontanamento dei giovani) non è accettabile che si auspichino aperture verso altri culti. Al contrario mi sarei aspettata un affondo atto rendere appetibile il cristianesimo, atto a promuoverlo con dovizia nei confronti di chi vive una crisi di appartenenza, di chi non trova più nel proprio credo una fonte di salvezza. Invece di riempire i minareti, Scola dovrebbe preoccuparsi di riempire le nostre chiese! Oltretutto non capisco perché questa presa di posizione soltanto nei confronti dell’Islam. Le feste ebraiche, buddiste, induiste forse sono meno importanti? Sono per la salvaguardia della croce, del presepe, delle nostre tradizioni millenarie e, seppur nel rispetto di altri culti, sono persuasa che oggi più che mai la nostra religione andrebbe protetta, cullata e preservata da coloro che hanno in animo di soppiantarla. La maggior parte dei giovani diserta l’ora di religione, non frequenta i patronati, non vive la complessità della Chiesa come accadeva un tempo. È a loro che ci si dovrebbe rivolgere, non a persone che credono in un dio guerriero che imbraccia la spada e che proclama la morte degli infedeli.

Elisabetta Beggio

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