FERMIAMO LE TRIVELLE!

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Domenica 17 aprile si terrà il cosiddetto referendum sulle trivelle, il primo nella storia d’Italia ad essere stato ottenuto dalle Regioni. Sono stati infatti dieci consigli regionali, diventati nove dopo il ritiro dell’Abruzzo, ad aver depositato le firme necessarie per indire il voto popolare. Tra queste, il Veneto. Gli elettori dovranno votare su una questione piuttosto tecnica. Dovranno decidere se i permessi per estrarre idrocarburi in mare, entro 12 miglia dalla costa, cioè più o meno a 20 chilometri da terra, debbano durare fino all’esaurimento del giacimento, come avviene attualmente, oppure fino al termine della concessione. In pratica, se il referendum dovesse raggiungere il quorum con la vittoria del sì, le piattaforme piazzate attualmente in mare a meno di 12 miglia dalla costa verranno smantellate una volta scaduta la concessione, senza poter sfruttare completamente il gas o il petrolio nascosti sotto i fondali. Non cambierà invece nulla per le perforazioni su terra e in mare oltre le 12 miglia, che proseguiranno, né ci saranno variazioni per le nuove perforazioni entro le 12 miglia, già proibite dalla legge. Per poter votare l’elettore deve recarsi nella sezione in cui è registrato (indicata sulla tessera elettorale), dalle ore 7.00 alle ore 23.00, munito di un documento di riconoscimento e della tessera elettorale. L’elettore può esprimere un solo voto sulla scheda rispondendo al quesito con SÌ oppure NO. L’esito del referendum sarà valido solo se andranno a votare il 50 per cento più uno degli aventi diritto al voto.

NOI VOTEREMO SÌ per evitare rischi ambientali e sanitari, per tutelare il nostro “petrolio” ossia il turismo e per incentivare il governo ad un maggior utilizzo di fonti energetiche alternative. Le ricchezze dell’Italia sono altre: il turismo, che contribuisce al 10% del PIL nazionale con 3 milioni di addetti e un fatturato di 160 miliardi; la pesca lungo i 7.456 km di costa ed entro le 12 miglia marine, che produce il 2,5% del PIL e dà lavoro a quasi 350.000 persone; il patrimonio culturale che vale il 5,4% del PIL e che dà lavoro a circa 1.400.000 persone con un fatturato di 40 miliardi; l’agroalimentare, che vale l’8,7% del PIL con 3.300.000 addetti ed un fatturato di 119 miliardi di euro per 34,4 miliardi di export; e soprattutto i 4,2 milioni di piccole e medie imprese, motore dell’intero sistema economico nazionale con l’81,7% del totale dei lavoratori del nostro Paese, il 58,5% dell’export e il 70,8% del PIL. Queste sono le nostre ricchezze da tutelare, non la lobby dei petrolieri!‪ #‎StopTrivelle‬

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