UNO STATO CHE “SFRATTA” GLI ITALIANI PER FARE POSTO AGLI IMMIGRATI È GIÀ FALLITO

Oggi sono stata ospite della trasmissione “Rosso&Nero” su Telenuovo. Si è discusso di immigrazione a seguito della proposta del ministro Minniti che di fatto creerebbe una disparità ancor maggiore tra i presunti profughi e gli italiani in difficoltà. L’ANCI, che di certo non è un’associazione di destra, ha espresso molte perplessità in merito. Da un lato ci sono i sempre più numerosi connazionali che vengono sfrattati o che subiscono pignoramenti dopo aver perso il lavoro e si ritrovano magari a vivere con la famiglia in macchina; dall’altro ci sono i richiedenti asilo che invece avrebbero dei trattamenti ben diversi: dall’assegnazione abitativa (case popolari, appartamenti privati, hotel, ecc…) all’inserimento nel mondo del lavoro, “qualora lo volessero”. Già, perché pare che ai profughi non sia esplicitamente richiesto di lavorare, quando a noi italiani anche solo per avere un prestito ci chiedono garanzie su garanzie. Bene che imparino la lingua, che si adeguino ai nostri usi e costumi e che rispettino le nostre leggi, come prevede il progetto, ma ben sappiamo che la maggior parte di queste persone non vuole integrarsi o simula l’integrazione, come nel caso degli immigrati di religione islamica che restano fedeli unicamente alla sharia, la legge coranica. Si è parlato anche del Papa che, in barba alla separazione tra Stato e Chiesa, è impegnato a fare una politica palesemente di sinistra continuando ad incitare all’accoglienza indiscriminata. Pensate che in questi giorni ha convocato in vaticano i sindaci italiani per parlare proprio di questo argomento. Nel mio intervento ho sottolineato che per ciascun presunto profugo lo Stato spende ben 35 euro al giorno, più di 1.000 euro al mese, mentre molti (troppi) pensionati italiani ricevono appena 500 / 700 euro e faticano ad arrivare alla fine del mese. Citando il Procuratore Nordio, c’è da chiedersi qual è il limite prima che questa vera e propria invasione distrugga il nostro tessuto sociale già fortemente compromesso. La misura è colma ormai da molto tempo, quando lo capirà anche il PD?

FESTE ISLAMICHE NELLE SCUOLE? NO GRAZIE.

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In Veneto gli studenti stranieri ammontavano nel 2013, ultimi dati disponibili, a ben 96mila unità. Ecco che il Cardinale Angelo Scola propone, sulla scia del modello inclusivo, la celebrazione di feste islamiche all’interno degli istituti scolastici. Il Patriarca vede nella mescolanza di razze, e quindi di religioni, una contaminazione positiva. Predica inoltre l’apertura verso le moschee. Francamente mi rattrista molto che un esponente della Chiesa italiana si esprima in questi termini. In un momento storico in cui la crisi della nostra religione è tangibile (crollo delle vocazioni e allontanamento dei giovani) non è accettabile che si auspichino aperture verso altri culti. Al contrario mi sarei aspettata un affondo atto rendere appetibile il cristianesimo, atto a promuoverlo con dovizia nei confronti di chi vive una crisi di appartenenza, di chi non trova più nel proprio credo una fonte di salvezza. Invece di riempire i minareti, Scola dovrebbe preoccuparsi di riempire le nostre chiese! Oltretutto non capisco perché questa presa di posizione soltanto nei confronti dell’Islam. Le feste ebraiche, buddiste, induiste forse sono meno importanti? Sono per la salvaguardia della croce, del presepe, delle nostre tradizioni millenarie e, seppur nel rispetto di altri culti, sono persuasa che oggi più che mai la nostra religione andrebbe protetta, cullata e preservata da coloro che hanno in animo di soppiantarla. La maggior parte dei giovani diserta l’ora di religione, non frequenta i patronati, non vive la complessità della Chiesa come accadeva un tempo. È a loro che ci si dovrebbe rivolgere, non a persone che credono in un dio guerriero che imbraccia la spada e che proclama la morte degli infedeli.

Elisabetta Beggio

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