LA CRISI UCCIDE ANCORA

La crisi uccide ancora. È successo oggi a Peraga di Vigonza, Emanuele Vezú titolare dell’azienda Italservice s.r.l. si è tolto la vita. Un caso che riaccende i riflettori su un fenomeno drammatico che non accenna ad arrestarsi. Dal 2012 ad oggi sono stati oltre 1000 i suicidi per motivazioni economiche ma potevano essere quasi il doppio: più di 700 infatti ci hanno provato senza riuscirci. Disoccupati, impiegati ma molto più spesso imprenditori, lavoratori autonomi, liberi professionisti (circa il 42%) stretti tra debiti e burocrazia. Il nord-est è l’area in cui si registra il maggior numero di casi e la provincia di Padova purtroppo guida la triste classifica. Non è giusto morire così. Qualcosa deve cambiare. Mentre alcune forze politiche, assieme ad una certa società civile, pongono l’attenzione esclusivamente su un’immigrazione per lo più illegale e incontrollata, l’imprenditoria veneta e non solo, si ritrova abbandonata a se stessa e soffocata dal fisco e dalla burocrazia! #nonlasciamolisoli

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TUTTI I NUMERI DELLA XVII LEGISLATURA, LA PEGGIORE DELLA STORIA REPUBBLICANA

3 governi (Letta, Renzi, Gentiloni). 2 presidenti della Repubblica (Napolitano, Mattarella). 546 cambi di partito (record mondiale). Un numero di scissioni impossibile da ricostruire, citiamo soltanto le più celebri: quella del PDL da cui, oltre a Forza Italia, sono nati i partiti / gruppi parlamentari di Alfano, Verdini, Fitto, Capezzone e Quagliariello; quella di Scelta Civica, il partito di Monti che si è addirittura dissolto; ed infine quella del PD che ha portato alla nascita di “Liberi e Uguali” con Grasso, Boldrini, Bersani, D’Alema & co. 354 leggi approvate (unioni civili, jobs act, ecc…) con 107 voti di fiducia, canguri, ghigliottine e tagliole, strumenti di antichissima astuzia parlamentare. 103 leggi in sospeso (legittima difesa, taglio dei vitalizi, ecc…). Oltre ai provvedimenti non approvati da entrambi i rami del Parlamento, ci sono centinaia di provvedimenti applicativi di leggi entrate in vigore che non sono stati ancora emanati e che di fatto rendono inattuabili molte disposizioni. La Costituzione è ancora quella. La riforma delle legge elettorale non è una riforma, è un pasticcio che probabilmente condurrà a un nuovo estenuante stallo. La povertà assoluta è aumentata, così come quella relativa. La disoccupazione è scesa, ma nettamente meno rispetto alla media europea, confermandosi tra le più elevate d’Europa dopo Grecia e Spagna. La tassazione rimane elevatissima ed insostenibile. La burocrazia continua a strangolare famiglie e imprese. Il PIL migliora ma restiamo fanalino di coda dell’UE. L’immigrazione incontrollata e il business dell’accoglienza non si arrestano. La giustizia è ancora lumaca e sulla certezza della pena la sinistra ha fatto solo proclami. Ecco, dunque, i mirabili risultati della XVII legislatura, senza dubbio la peggiore di tutta la storia repubblicana. Ora guardiamo con fiducia al 4 marzo poiché, come diceva Paolo Borsellino, “il cambiamento si fa dentro la cabina elettorale con la matita in mano”.

DIFENDIAMO IL CASTELLO DEL CATAJO

Abbiamo deciso di intervenire sulla scandalosa questione del mega centro commerciale che sta per essere costruito in faccia al Castello del Catajo, tra Due Carrare e Battaglia Terme. La più grande struttura di vendita della provincia di Padova e tra le più grandi del Veneto: ben 32.000 mq di negozi circondati da un’infinità di parcheggi. Speriamo vivamente ci sia ancora spazio di manovra per evitare questo vergognoso sfregio al paesaggio, alla storia, alla cultura e all’economia di un territorio meraviglioso come sono i Colli Euganei. Come sottolinea l’Ascom, il mega centro commerciale avrebbe effetti negativi, nell’immediato, sia sul consumo del suolo che sul commercio di vicinato e, nel medio, anche sull’occupazione visto che un nuovo posto di lavoro in un centro commerciale ne determina, nell’arco di 3-5 anni la perdita di 4 tra i dipendenti e titolari di piccoli negozi. Non un’opportunità, dunque, come la definisce qualcuno, ma solo profitti per le grandi multinazionali. Il Catajo si sta battendo con tutte le sue forze per contrastare questa follia ma potrebbero non bastare. Per questo c’è bisogno dell’aiuto di tutti. Diffondiamo la notizia, sensibilizziamo i padovani sulla questione e mobilitiamoci per difendere e salvaguardare questo meraviglioso e magico luogo che da poco più di un anno è in fase di rinascita. Non abbiamo bisogno di altri centri commerciali. Una colata di cemento in faccia al Catajo non è buonsenso.

NO, NON CI SIAMO PROPRIO!

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Nuovo record del debito pubblico italiano. Ad aprile, secondo quanto riportato dal bollettino statistico di Bankitalia, è salito di oltre due miliardi raggiungendo un nuovo massimo storico pari a 2.230,845 miliardi di euro. In altre parole 37mila euro per ogni cittadino italiano, bambini compresi. In 26 mesi di governo Renzi, caratterizzati da politiche economiche fallimentari e mance elettorali, il debito è salito di oltre 123 miliardi di euro, cioè di quasi 5 miliardi al mese. Nel frattempo, in questi giorni, tra ritenute Irpef, Tasi, Imu, Ires, Iva, Irap, addizionali comunali e regionali, le imprese e le famiglie italiane, divenute ormai il bancomat del governo, dovranno versare ben 51,6 miliardi di euro di tasse. Di questi, solo una minima parte resterà a Comuni e Regioni, mentre la stragrande maggioranza finirà nella casse statali. Vedere il duo Renzi-Padoan tronfio e sorridente in televisione nell’annunciare un’inesistente riduzione delle tasse e un’insufficiente ripresa economica (siamo agli ultimi posti in Europa) è davvero ridicolo e inopportuno. Consiglio loro un bel bagno di umiltà e soprattutto di onestà. Il tempo degli annunci, dei tweet, delle slide è finito. Gli italiani vogliono fatti, risultati tangibili, non chiacchiere. Prendano esempio da Bitonci e dalla buona amministrazione padovana!

Alberto Casagrande
Vice Presidente Movimento del Buonsenso – Padova

PADOVA, CAPITALE DEL TURISMO IN ITALIA

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È Padova, con un dato del +118%, a guidare la classifica delle prime 10 città d’arte italiane in cui si è registrata la maggior crescita di turisti negli ultimi 20 anni. Lo afferma una ricerca sul turismo nelle città d’arte, dal 1995 al 2015, presentata martedì a Roma dal Centro Studi Turistici di Firenze. Dopo Padova, nelle 10 migliori performance figura Venezia (+110%), seguita da Roma (+106%), Napoli (+100%), Torino (+77%), un altro capoluogo veneto, Verona (+65%), quindi Bologna (+53%), Pisa (+49%), Firenze (+43%) e Siena (+27%). Un primato, quello padovano, che ci riempie di soddisfazione, ma che non deve essere interpretato come un punto di arrivo bensì come un incoraggiamento a fare ancora di più. Trasformiamo i numerosi arrivi in presenze. Presenze che rappresentano un volano importante per far ripartire l’economia cittadina. Il turismo, infatti, soprattutto in tempo di crisi, è una risorsa straordinaria in grado di portare ricadute positive non solo per le strutture ricettive ma per tutti gli esercizi commerciali presenti in città. Più turisti, più lavoro, più assunzioni, più denaro che circola, più benessere per tutti. Ma come trattenere più a lungo i turisti a Padova? Come trasformare una visita frettolosa in qualcosa di più? Occorre innanzitutto pensare ad un modello innovativo e sinergico, in grado di coinvolgere e coordinare tutti gli attori presenti sul territorio. Incrementare gli investimenti e creare un nuovo brand per veicolare l’immagine della città nel Mondo. Oltre ai grandi poli attrattori, come la Cappella degli Scrovegni, l’Orto botanico, la Basilica del Santo, il Palazzo della Ragione, il Caffè Pedrocchi, dobbiamo svelare e valorizzare la Padova meno conosciuta, inedita. Organizzare grandi mostre, come quelle che da anni vengono realizzate a Cà dei Carraresi a Treviso o alla Basilica Palladiana di Vicenza. Rilanciare la Fiera, da anni in sofferenza, con nuove importanti manifestazioni a carattere nazionale ed internazionale. Piccoli e grandi eventi che se programmati e soprattutto comunicati in modo efficace, possono fare la differenza. Spazio anche per cartellonistica e innovazione: applicazioni digitali per coinvolgere i giovani e percorsi culturali, enogastronomici e cicloturistici riconoscibili e coerenti. Non solo: occorre vigilare sulle aperture di nuove strutture ricettive e sconfiggere le degenerazione della cosiddetta sharing economy nel turismo, come ad esempio il caso di Airbnb. L’obiettivo deve essere “emozionare”. La pubblicità più funzionale e d’impatto per la città, infatti, è il passa parola dei turisti, che ritornati nei rispettivi Paesi di residenza raccontano l’esperienza vissuta. L’Amministrazione Comunale si sta muovendo proprio in questa direzione: dalla ristrutturazione dei padiglioni della Fiera, agli investimenti per il Parco delle Mura, dalla mostra sui dinosauri, a quelle dedicate a Donatello, Tintoretto e al Seicento veneto, passando per “Babele”, la nuova rassegna culturale diretta dal critico d’arte Vittorio Sgarbi; ma anche la riduzione, seppur ancora insufficiente, della tassa di soggiorno, la Discover Padova Card e la candidatura al riconoscimento di patrimonio dell’Unesco dei cicli pittorici del Trecento (da Giotto a Giusto de’ Menabuoi) e molto altro. Alcuni obiettivi sono già stati raggiunti, altri sono certa lo saranno negli anni a venire. Crediamoci!

Simonetta Fincato
Consigliere delegato al Turismo, Movimento del Buonsenso – Padova

COMPRAVENDITE IMMOBILIARI IN CALO: GLI ANNUNCI NON BASTANO!

chi-siamo-1Nel primo trimestre del 2015 le compravendite immobiliari tornano in calo e diminuiscono del 3,6% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Lo rileva l’Istat analizzando i dati sulle convenzioni notarili. Altro che ripresa! Questi dati confermano ciò che diciamo da tempo: bisogna ridurre drasticamente le tasse sulla casa! Solo in questo modo potrà ripartire il mercato immobiliare e tutto l’indotto che ne deriva, un traino per l’intera economia. Bitonci docet. Il Governo la smetta con la politica degli annunci, gli italiani sono esasperati e strangolati dalle imposte! La rivoluzione fiscale proposta da Renzi e Padoan per i prossimi tre anni è in totale contraddizione con le politiche sostenute fino ad oggi che hanno visto la tassazione sugli immobili (e non solo) crescere di oltre il 200%. Un premier che in Europa non conta nulla, servo della Merkel e dei poteri forti, come si può pensare che voglia davvero rovesciare il Def (Documento di Economia e Finanza) e i trattati europei? A noi queste promesse suonano piuttosto come un bluff da disperati, una manovra politica per recuperare i consensi persi negli ultimi mesi. Se saremo smentiti ne saremo lieti, ma fino ad allora non ci lasceremo incantare.

Elisabetta Beggio
Presidente Movimento del Buonsenso – Padova
Consigliera Comunale – Lista Bitonci Sindaco

CONTINUA IL TAGLIO DELLE TASSE: SECONDA RATA TARI CON SCONTO DEL 5%

11742992_785318281581137_6350944874432077654_nScade giovedì la seconda rata della TARI, la tassa sui rifiuti che si stima porterà 13,3 milioni di euro nelle casse di Palazzo Moroni. Bollette più leggere del 5-6% rispetto all’anno precedente, grazie al ritocco delle aliquote voluto dalla Giunta. Una famiglia risparmierà in media 15 euro, mentre è decisamente più considerevole il risparmio per alberghi, agriturismi e ristoranti, circa 1000 euro, e per bar, gelaterie ed enoteche, circa 600 euro. Inoltre, l’Assessore all’Ambiente Cavatton, che si è occupato direttamente del piano, ha garantito ulteriori riduzioni per il 2016. Una scelta coraggiosa ma ponderata, che si somma alle precedenti sforbiciate ad IRPEF, IMU E TASI. Il risparmio che ne deriva per famiglie e imprese padovane, libera risorse per i consumi e per la crescita economica, dopo una lunga fase di crisi e in un momento in cui i timidi segnali di ripresa vanno adeguatamente sostenuti con provvedimenti di riduzione della pressione fiscale che rilancino la domanda interna. Avanti così!

Elisabetta Beggio
Presidente Movimento del Buonsenso – Padova
Consigliera Comunale – Lista Bitonci Sindaco

IL VENETO TRA CRISI E SEGNALI DI RIPRESA

Il Veneto tra crisi e ripresaL’economia regionale sta attraversando la crisi più lunga della sua storia. Secondo i dati raccolti da Unioncamere Veneto sono circa tremila le imprese che hanno chiuso i battenti (432 in provincia di Padova) e quasi 11mila i posti di lavoro “bruciati” lo scorso anno. La disoccupazione resta elevatissima, i consumatori prudenti, le aziende incapaci di accedere al credito, la domanda interna stagnante o in calo. La ripresa sembra continuamente avvicinarsi per poi prendere il largo. Le ragioni di questo stallo sono molteplici: l’elevato debito pubblico, la lentezza della giustizia civile, l’incapacità riformista di tre governi non “eletti” dal popolo, la burocrazia, la tassazione, l’evasione fiscale. Ed è su questi temi che è necessario interrogarsi, cercando le soluzioni, per uscire dalla crisi. I numeri mostrano comunque una tenuta, per quanto faticosa, del sistema imprenditoriale veneto: nonostante la prolungata contrazione del flusso delle nuove iscrizioni, nel 2014 queste ultime sono tornate a superare le cessazioni sebbene di sole 400 unità. Il dato su cui però vorrei porre maggiore attenzione, riguarda i giovani, quei ragazzi tra i 15 e 29 anni che si sono arresi diventando “Neet”, acronimo inglese entrato a far parte del vocabolario corrente, che sta per “Not in education, employment or training”. Non studiano, né lavorano, forse scoraggiati dalle difficoltà, dai contratti proposti, dagli stipendi o più in generale dal clima di sfiducia diffuso. Un esercito di 129.822 unità, cresciuti del 66% dall’inizio della crisi, e in costante aumento. Nella nostra città, universitaria per eccellenza, nel 2008 si stimavano 10.920 giovani Neet, a inizio 2014 sono lievitati a 20.117 (+84%), di cui 6.496 maschi e 13.620 femmine. Renzi nel frattempo pensa alla legge elettorale, ad aumentare le tasse e a litigare con la minoranza interna al suo partito. In un anno di governo, oltre all’inutile bonus di 80 euro per una fascia ristretta della popolazione, solo annunci e tweet per tentare goffamente di coprire la propria inadeguatezza. Se nel 2015 si registrerà un’inversione di tendenza sarà grazie ad auspicabili politiche per la crescita decise in ambito europeo. A livello locale, la nuova amministrazione padovana sta facendo la sua parte: l’addizionale comunale Irpef che, ricordo, era la più cara del Veneto, è stata ridotta dello 0,1%. La Tasi è stata fissata al 2,7×1000 (2,5 aliquota di base + 0,2 per sostenere le detrazioni a favore di chi è più in difficoltà). L’aliquota Imu è stata ancorata allo 0,46%, il minimo possibile. La Tari (tassa sui rifiuti) ha subito una riduzione del 5,3% per l’uso abitativo e del 5,2% per le attività commerciali. Grazie all’utilizzo dei voucher sarà dato un lavoro a ben 300 persone che potrebbero salire a quota 600 se anche l’Ulss e l’Università si muoveranno in tal senso. Importante anche il progetto “Mini-Job Giovanili”. A questo si aggiunge il taglio delle spese della macchina comunale di oltre 5 milioni di euro e altre azioni economiche mirate. Un esempio di buona amministrazione. Ora ci aspettiamo che il governo nazionale cambi le proprie priorità: innovazione, internazionalizzazione, rilancio del made in Italy, green economy e accesso al credito sono le leve su cui occorre accentuare gli sforzi per favorire imprese. È necessario disegnare un sistema di incentivi per le aziende che investono nel nostro Paese, ridurre drasticamente la tassazione (Ires, Irap, Imu, Iva, ecc…) e proseguire sulla strada delle liberalizzazioni, un passaggio obbligato per rilanciare crescita e sviluppo. Infine occorre intervenire sulle norme che regolano il mercato del lavoro, garantendo più flessibilità in ingresso e nell’età di pensionamento, per facilitare il ricambio generazionale. Ecco il Veneto che non si arrende. Accusa il colpo, magari cade, ma trova la forza di rialzarsi, di aggrapparsi con le unghie e con i denti al presente, nella speranza di un futuro migliore. Il Veneto che non si piange addosso, ma combatte.

Elisabetta Beggio
Presidente Movimento del Buonsenso – Padova
Consigliera Comunale – Lista Bitonci Sindaco‬

CHE IMPRESA FARE IMPRESA: CONFRONTO CON UN GIOVANE IMPRENDITORE

CHE IMPRESAQuesta mattina ho incontrato un giovane imprenditore di 24 anni che da pochi mesi ha aperto un’attività nel settore arredamento. Insieme abbiamo parlato di giovani, lavoro, occupazione, meritocrazia ma soprattutto della difficoltà di fare impresa nel nostro Paese. Burocrazia, tempi della giustizia, debiti della pubblica amministrazione, accesso al credito e cuneo fiscale, ci collocano agli ultimi posti rispetto ai paesi in cui è più facile fare affari e concorrono oltremodo a frenare il rilancio della nostra economia. Renzi nel frattempo continua imperterrito con la strategia degli annunci, degli slogan, delle slide, degli out out. Fa una promessa e al momento di verificare se questa è stata mantenuta, ne fa un’altra ancora più clamorosa per distogliere l’attenzione e guadagnare tempo. Ogni mese cambia le priorità. Quali sono stati i risultati delle sue riforme? A giudicare dai numeri nessuno. La disoccupazione resta elevatissima: 13,4% e 43,9% quella giovanile. Il total tax rate (pressione fiscale totale sulle imprese) per l’anno 2014 si è attestato al 65,4%. In altre parole, per ogni 10 euro guadagnati dalle imprese italiane, 6,5 euro vanno allo Stato. Una pressione fiscale maggiore si ritrova solo in Francia (66,6%), mentre ben più basso risulta il prelievo complessivo in Germania (48,8%), Spagna (58,2%) e Regno Unito (33,7%). Senza considerare ordinamenti di particolare favore verso le imprese come quello della Croazia (18,8%) e dell’Irlanda (25,9%). Tra Ires, Irap, tasse sugli immobili, versamenti Iva e contributi sociali, in Italia un imprenditore medio effettua in un anno 15 versamenti al fisco, sei in più rispetto ad un collega tedesco, sette in più rispetto ad un inglese, ad uno spagnolo o ad un francese e nove in più ad uno svedese. Lo rivela un’elaborazione del Centro studi “ImpresaLavoro” sui nuovi dati riferiti al 2014 contenuti nel rapporto Doing Business 2015. Nello stesso periodo sono state circa 150 al mese le imprese venete che hanno aperto una procedura di crisi aziendale, di queste 661 sono andate in fallimento, altre hanno chiuso prima, altre ancora sono sull’orlo del baratro. Per quanto ancora potremo continuare così? È finito il tempo della retorica. Servono riforme vere, misure choc per rilanciare i consumi a partire da una drastica riduzione della tasse. La politica ha il compito di combattere il dramma sociale che stanno vivendo numerosi imprenditori veneti, le loro famiglie e i loro dipendenti, sostenendoli e trovando insieme soluzioni per lo sviluppo e la crescita. La tanto discussa Flat Tax (aliquota unica al 20%) va proprio in questa direzione: semplificazione, efficienza, progressività garantita (deduzione personale e no tax area), meno evasione ed elusione fiscale, aumento del gettito. A Padova la nuova giunta ha operato una riduzione dello 0,1% dell’addizionale comunale sull’Irpef che, ricordo, era la più cara del Veneto. La Tasi è stata fissata al 2,7×1000 (2,5 aliquota di base + 0,2 per sostenere le detrazioni a favore di chi è più in difficoltà). L’aliquota Imu è stata ancorata allo 0,46%, il minimo possibile. A questo si aggiunge il taglio delle spese della macchina comunale di oltre 5 milioni di euro. Il Comune sta facendo la sua parte, ora il governo faccia la sua.

Elisabetta Beggio
Presidente Movimento del Buonsenso – Padova
Consigliera Comunale – Lista Bitonci Sindaco

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