CHE IMPRESA FARE IMPRESA!

Un commerciante con reddito lordo di 50mila euro versa allo Stato oltre 33mila euro tra tasse e contributi, oltre il 60% dei propri profitti. Una vera e propria RAPINA DI STATO che ci colloca al primo posto in Europa per carico fiscale sulle imprese rispetto ad una media del 41%. Negli ultimi 3 anni nel nostro Paese hanno chiuso oltre 3 milioni di Partite IVA e il 25% dei lavoratori autonomi ancora in attività vive al di sotto della soglia di povertà calcolata dall’Istat. Di fronte a questi numeri i palliativi messi in atto dal governo non servono a nulla. L’Italia ha bisogno di uno shock fiscale e burocratico senza precedenti. La tanto discussa FLAT TAX al 15% per famiglie e imprese va proprio in questa direzione: semplificazione, efficienza, progressività garantita da un sistema di detrazioni/deduzioni fiscali e no tax area per i redditi più bassi, meno evasione ed elusione fiscale, aumento del gettito. Ripartiamo da qui!

NO, NON CI SIAMO PROPRIO!

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Nuovo record del debito pubblico italiano. Ad aprile, secondo quanto riportato dal bollettino statistico di Bankitalia, è salito di oltre due miliardi raggiungendo un nuovo massimo storico pari a 2.230,845 miliardi di euro. In altre parole 37mila euro per ogni cittadino italiano, bambini compresi. In 26 mesi di governo Renzi, caratterizzati da politiche economiche fallimentari e mance elettorali, il debito è salito di oltre 123 miliardi di euro, cioè di quasi 5 miliardi al mese. Nel frattempo, in questi giorni, tra ritenute Irpef, Tasi, Imu, Ires, Iva, Irap, addizionali comunali e regionali, le imprese e le famiglie italiane, divenute ormai il bancomat del governo, dovranno versare ben 51,6 miliardi di euro di tasse. Di questi, solo una minima parte resterà a Comuni e Regioni, mentre la stragrande maggioranza finirà nella casse statali. Vedere il duo Renzi-Padoan tronfio e sorridente in televisione nell’annunciare un’inesistente riduzione delle tasse e un’insufficiente ripresa economica (siamo agli ultimi posti in Europa) è davvero ridicolo e inopportuno. Consiglio loro un bel bagno di umiltà e soprattutto di onestà. Il tempo degli annunci, dei tweet, delle slide è finito. Gli italiani vogliono fatti, risultati tangibili, non chiacchiere. Prendano esempio da Bitonci e dalla buona amministrazione padovana!

Alberto Casagrande
Vice Presidente Movimento del Buonsenso – Padova

L’IMPRESA DI FARE IMPRESA IN ITALIA

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Nel 2015 hanno chiuso in media 390 imprese al giorno. Un vera e propria strage! Le riforme del governo si sono rivelate inefficaci e hanno favorito per lo più la grande impresa a scapito delle piccole realtà, che tuttavia sono l’asse portante della nostra economia. Le ragioni di questo stallo sono molteplici: dall’elevato debito pubblico, alla lentezza della giustizia civile, dalla burocrazia alla tassazione, passando per l’evasione fiscale. Ed è su questi temi che è necessario interrogarsi, cercando le soluzioni, per uscire dalla crisi. Innovazione, internazionalizzazione, rilancio del made in Italy, green economy e accesso al credito sono le leve su cui occorre accentuare gli sforzi per favorire le Pmi. È necessario disegnare un sistema di incentivi per le aziende che investono nel nostro Paese, ridurre drasticamente la tassazione (Ires, Irap, Imu, Iva, ecc…) e proseguire sulla strada delle liberalizzazioni, un passaggio obbligato per rilanciare crescita e sviluppo. Infine occorre intervenire sulle norme che regolano il mercato del lavoro, garantendo più flessibilità in ingresso e nell’età di pensionamento, per facilitare il ricambio generazionale. Il Comune sta facendo la sua parte, ora il governo faccia la sua o vada a casa!

IL VENETO TRA CRISI E SEGNALI DI RIPRESA

Il Veneto tra crisi e ripresaL’economia regionale sta attraversando la crisi più lunga della sua storia. Secondo i dati raccolti da Unioncamere Veneto sono circa tremila le imprese che hanno chiuso i battenti (432 in provincia di Padova) e quasi 11mila i posti di lavoro “bruciati” lo scorso anno. La disoccupazione resta elevatissima, i consumatori prudenti, le aziende incapaci di accedere al credito, la domanda interna stagnante o in calo. La ripresa sembra continuamente avvicinarsi per poi prendere il largo. Le ragioni di questo stallo sono molteplici: l’elevato debito pubblico, la lentezza della giustizia civile, l’incapacità riformista di tre governi non “eletti” dal popolo, la burocrazia, la tassazione, l’evasione fiscale. Ed è su questi temi che è necessario interrogarsi, cercando le soluzioni, per uscire dalla crisi. I numeri mostrano comunque una tenuta, per quanto faticosa, del sistema imprenditoriale veneto: nonostante la prolungata contrazione del flusso delle nuove iscrizioni, nel 2014 queste ultime sono tornate a superare le cessazioni sebbene di sole 400 unità. Il dato su cui però vorrei porre maggiore attenzione, riguarda i giovani, quei ragazzi tra i 15 e 29 anni che si sono arresi diventando “Neet”, acronimo inglese entrato a far parte del vocabolario corrente, che sta per “Not in education, employment or training”. Non studiano, né lavorano, forse scoraggiati dalle difficoltà, dai contratti proposti, dagli stipendi o più in generale dal clima di sfiducia diffuso. Un esercito di 129.822 unità, cresciuti del 66% dall’inizio della crisi, e in costante aumento. Nella nostra città, universitaria per eccellenza, nel 2008 si stimavano 10.920 giovani Neet, a inizio 2014 sono lievitati a 20.117 (+84%), di cui 6.496 maschi e 13.620 femmine. Renzi nel frattempo pensa alla legge elettorale, ad aumentare le tasse e a litigare con la minoranza interna al suo partito. In un anno di governo, oltre all’inutile bonus di 80 euro per una fascia ristretta della popolazione, solo annunci e tweet per tentare goffamente di coprire la propria inadeguatezza. Se nel 2015 si registrerà un’inversione di tendenza sarà grazie ad auspicabili politiche per la crescita decise in ambito europeo. A livello locale, la nuova amministrazione padovana sta facendo la sua parte: l’addizionale comunale Irpef che, ricordo, era la più cara del Veneto, è stata ridotta dello 0,1%. La Tasi è stata fissata al 2,7×1000 (2,5 aliquota di base + 0,2 per sostenere le detrazioni a favore di chi è più in difficoltà). L’aliquota Imu è stata ancorata allo 0,46%, il minimo possibile. La Tari (tassa sui rifiuti) ha subito una riduzione del 5,3% per l’uso abitativo e del 5,2% per le attività commerciali. Grazie all’utilizzo dei voucher sarà dato un lavoro a ben 300 persone che potrebbero salire a quota 600 se anche l’Ulss e l’Università si muoveranno in tal senso. Importante anche il progetto “Mini-Job Giovanili”. A questo si aggiunge il taglio delle spese della macchina comunale di oltre 5 milioni di euro e altre azioni economiche mirate. Un esempio di buona amministrazione. Ora ci aspettiamo che il governo nazionale cambi le proprie priorità: innovazione, internazionalizzazione, rilancio del made in Italy, green economy e accesso al credito sono le leve su cui occorre accentuare gli sforzi per favorire imprese. È necessario disegnare un sistema di incentivi per le aziende che investono nel nostro Paese, ridurre drasticamente la tassazione (Ires, Irap, Imu, Iva, ecc…) e proseguire sulla strada delle liberalizzazioni, un passaggio obbligato per rilanciare crescita e sviluppo. Infine occorre intervenire sulle norme che regolano il mercato del lavoro, garantendo più flessibilità in ingresso e nell’età di pensionamento, per facilitare il ricambio generazionale. Ecco il Veneto che non si arrende. Accusa il colpo, magari cade, ma trova la forza di rialzarsi, di aggrapparsi con le unghie e con i denti al presente, nella speranza di un futuro migliore. Il Veneto che non si piange addosso, ma combatte.

Elisabetta Beggio
Presidente Movimento del Buonsenso – Padova
Consigliera Comunale – Lista Bitonci Sindaco‬

CHE IMPRESA FARE IMPRESA: CONFRONTO CON UN GIOVANE IMPRENDITORE

CHE IMPRESAQuesta mattina ho incontrato un giovane imprenditore di 24 anni che da pochi mesi ha aperto un’attività nel settore arredamento. Insieme abbiamo parlato di giovani, lavoro, occupazione, meritocrazia ma soprattutto della difficoltà di fare impresa nel nostro Paese. Burocrazia, tempi della giustizia, debiti della pubblica amministrazione, accesso al credito e cuneo fiscale, ci collocano agli ultimi posti rispetto ai paesi in cui è più facile fare affari e concorrono oltremodo a frenare il rilancio della nostra economia. Renzi nel frattempo continua imperterrito con la strategia degli annunci, degli slogan, delle slide, degli out out. Fa una promessa e al momento di verificare se questa è stata mantenuta, ne fa un’altra ancora più clamorosa per distogliere l’attenzione e guadagnare tempo. Ogni mese cambia le priorità. Quali sono stati i risultati delle sue riforme? A giudicare dai numeri nessuno. La disoccupazione resta elevatissima: 13,4% e 43,9% quella giovanile. Il total tax rate (pressione fiscale totale sulle imprese) per l’anno 2014 si è attestato al 65,4%. In altre parole, per ogni 10 euro guadagnati dalle imprese italiane, 6,5 euro vanno allo Stato. Una pressione fiscale maggiore si ritrova solo in Francia (66,6%), mentre ben più basso risulta il prelievo complessivo in Germania (48,8%), Spagna (58,2%) e Regno Unito (33,7%). Senza considerare ordinamenti di particolare favore verso le imprese come quello della Croazia (18,8%) e dell’Irlanda (25,9%). Tra Ires, Irap, tasse sugli immobili, versamenti Iva e contributi sociali, in Italia un imprenditore medio effettua in un anno 15 versamenti al fisco, sei in più rispetto ad un collega tedesco, sette in più rispetto ad un inglese, ad uno spagnolo o ad un francese e nove in più ad uno svedese. Lo rivela un’elaborazione del Centro studi “ImpresaLavoro” sui nuovi dati riferiti al 2014 contenuti nel rapporto Doing Business 2015. Nello stesso periodo sono state circa 150 al mese le imprese venete che hanno aperto una procedura di crisi aziendale, di queste 661 sono andate in fallimento, altre hanno chiuso prima, altre ancora sono sull’orlo del baratro. Per quanto ancora potremo continuare così? È finito il tempo della retorica. Servono riforme vere, misure choc per rilanciare i consumi a partire da una drastica riduzione della tasse. La politica ha il compito di combattere il dramma sociale che stanno vivendo numerosi imprenditori veneti, le loro famiglie e i loro dipendenti, sostenendoli e trovando insieme soluzioni per lo sviluppo e la crescita. La tanto discussa Flat Tax (aliquota unica al 20%) va proprio in questa direzione: semplificazione, efficienza, progressività garantita (deduzione personale e no tax area), meno evasione ed elusione fiscale, aumento del gettito. A Padova la nuova giunta ha operato una riduzione dello 0,1% dell’addizionale comunale sull’Irpef che, ricordo, era la più cara del Veneto. La Tasi è stata fissata al 2,7×1000 (2,5 aliquota di base + 0,2 per sostenere le detrazioni a favore di chi è più in difficoltà). L’aliquota Imu è stata ancorata allo 0,46%, il minimo possibile. A questo si aggiunge il taglio delle spese della macchina comunale di oltre 5 milioni di euro. Il Comune sta facendo la sua parte, ora il governo faccia la sua.

Elisabetta Beggio
Presidente Movimento del Buonsenso – Padova
Consigliera Comunale – Lista Bitonci Sindaco

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