CATALOGNA, CAOS E VIOLENZA AI SEGGI

Quanto accaduto oggi a Barcellona è INDEGNO di un Paese civile. Dov’è la Libertà? Dov’è la Democrazia? Se per il governo centrale il referendum per l’indipendenza della Catalogna era “illegale”, poteva semplicemente ignorarlo e non impedirlo con la forza. Scene come queste ricordano le peggiori dittature del Sudamerica dei decenni passati. La violenza su un popolo indifeso che voleva soltanto VOTARE non può essere giustificata in alcun modo. Le parole pronunciate poco fa dal Primo Ministro spagnolo Rajoy in difesa della polizia sono inqualificabili e vergognose. Dimissioni subito!

IL BUONSENSO DICE SÌ!

Si avvicina una data importante. Un’occasione davvero unica per far sentire la nostra voce. Tra un mese esatto, domenica 22 ottobre, siamo infatti chiamati a votare per il REFERENDUM SULL’AUTONOMIA DEL VENETO. L’obiettivo è superare ampiamente il quorum del 51% ed ottenere una schiacciante vittoria del SÌ. A quel punto, il Governatore Luca Zaia avrà il potere contrattuale necessario per ottenere dallo Stato centrale maggiori forme di autonomia sul modello della Provincia Autonoma di Bolzano. Oltre a maggiori competenze, ci riapproprieremmo anche del nostro residuo fiscale. Pensate che ogni anno versiamo oltre 71 miliardi di tasse allo Stato e ce ne tornano indietro soltanto 56. Una differenza di ben 15 miliardi. Incredibile! Insieme alla Lombardia, siamo la regione più produttiva, la locomotiva del Paese (da sempre)! TV e giornali minimizzano la cosa: tanto è un referendum consultivo, dicono. Noi diciamo invece che è la prima vera opportunità che abbiamo per iniziare un percorso che ci porterà ad offrire ai nostri giovani un futuro migliore, alle nostre imprese maggiori opportunità, alla nostra scuola maggior efficienza e qualità e alle persone bisognose una migliore assistenza. In altre parole una qualità della vita più alta per tutti i cittadini veneti! Senza “se” e senza “ma” è indispensabile andare alle urne e votare SÌ. Il futuro del Veneto è nelle nostre mani! #iovotoSÌ #ilbuonsensodiceSÌ

SEI FAVOREVOLE O CONTRARIO ALLE NUOVE LINEE DEL TRAM?

Si infiamma il dibattito sulle nuove linee del tram annunciate in questi giorni dall’amministrazione Giordani-Lorenzoni. Grande preoccupazione e disappunto è stato manifestato da parte di alcuni commercianti di via Facciolati e via Crescini e più in generale dei residenti del quartiere Forcellini. L’opposizione non ci sta ed è pronta a raccogliere le firme per un referendum cittadino. E tu che ne pensi? Sei FAVOREVOLE o CONTRARIO al progetto delle due nuove linee del tram? Vota il nostro SONDAGGIO!

CHE FINE HA FATTO IL SENSO CIVICO DEGLI ITALIANI?

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Abbiamo davvero pochi strumenti per esprimere il nostro pensiero. Uno di questi è il referendum. Le percentuali di votanti alla tornata odierna sono davvero scoraggianti. Avevamo la possibilità di dare un reale contributo al futuro dell’Italia, di incidere con un voto sulla nostra democrazia. Ce ne siamo bellamente fregati. Abbiamo preferito lasciare ad altri il compito di decidere per noi, abbiamo taciuto e abbiamo perso un’occasione per ricordare a chi governa questo Paese che esiste un popolo coscienzioso e capace di fare la differenza. Sono davvero indignata e amareggiata rispetto ai dati definitivi. Dati che urlano tutta la disaffezione alla politica e alla gestione della cosa pubblica. Peccato davvero non aver esercitato un diritto conquistato con tanta fatica!

FERMIAMO LE TRIVELLE!

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Domenica 17 aprile si terrà il cosiddetto referendum sulle trivelle, il primo nella storia d’Italia ad essere stato ottenuto dalle Regioni. Sono stati infatti dieci consigli regionali, diventati nove dopo il ritiro dell’Abruzzo, ad aver depositato le firme necessarie per indire il voto popolare. Tra queste, il Veneto. Gli elettori dovranno votare su una questione piuttosto tecnica. Dovranno decidere se i permessi per estrarre idrocarburi in mare, entro 12 miglia dalla costa, cioè più o meno a 20 chilometri da terra, debbano durare fino all’esaurimento del giacimento, come avviene attualmente, oppure fino al termine della concessione. In pratica, se il referendum dovesse raggiungere il quorum con la vittoria del sì, le piattaforme piazzate attualmente in mare a meno di 12 miglia dalla costa verranno smantellate una volta scaduta la concessione, senza poter sfruttare completamente il gas o il petrolio nascosti sotto i fondali. Non cambierà invece nulla per le perforazioni su terra e in mare oltre le 12 miglia, che proseguiranno, né ci saranno variazioni per le nuove perforazioni entro le 12 miglia, già proibite dalla legge. Per poter votare l’elettore deve recarsi nella sezione in cui è registrato (indicata sulla tessera elettorale), dalle ore 7.00 alle ore 23.00, munito di un documento di riconoscimento e della tessera elettorale. L’elettore può esprimere un solo voto sulla scheda rispondendo al quesito con SÌ oppure NO. L’esito del referendum sarà valido solo se andranno a votare il 50 per cento più uno degli aventi diritto al voto.

NOI VOTEREMO SÌ per evitare rischi ambientali e sanitari, per tutelare il nostro “petrolio” ossia il turismo e per incentivare il governo ad un maggior utilizzo di fonti energetiche alternative. Le ricchezze dell’Italia sono altre: il turismo, che contribuisce al 10% del PIL nazionale con 3 milioni di addetti e un fatturato di 160 miliardi; la pesca lungo i 7.456 km di costa ed entro le 12 miglia marine, che produce il 2,5% del PIL e dà lavoro a quasi 350.000 persone; il patrimonio culturale che vale il 5,4% del PIL e che dà lavoro a circa 1.400.000 persone con un fatturato di 40 miliardi; l’agroalimentare, che vale l’8,7% del PIL con 3.300.000 addetti ed un fatturato di 119 miliardi di euro per 34,4 miliardi di export; e soprattutto i 4,2 milioni di piccole e medie imprese, motore dell’intero sistema economico nazionale con l’81,7% del totale dei lavoratori del nostro Paese, il 58,5% dell’export e il 70,8% del PIL. Queste sono le nostre ricchezze da tutelare, non la lobby dei petrolieri!‪ #‎StopTrivelle‬

VERSO IL REFERENDUM PER L’AUTONOMIA

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Dopo la bocciatura della proposta di referendum per l’indipendenza, il Veneto ha ottenuto dalla Corte Costituzionale il via libera alla realizzazione di un referendum per chiedere ai suoi cittadini se siano favorevoli o meno a maggiori forme di autonomia. Di pari passo la Regione lavora a due proposte di legge per trattare con lo Stato centrale l’attribuzione di nuove e più ampie competenze, così come previsto dall’articolo 116 della Costituzione. Le materie oggetto di trattativa, cui dovrebbero seguire le relative risorse sono: giustizia di pace, istruzione, tutela dell’ambiente e dei beni culturali, e tutte quelle elencate al terzo comma dell’articolo 117, dal commercio con l’estero alla formazione professionale, passando per la ricerca scientifica. I soldi dei veneti restino ai veneti, dunque. Tratteniamo una quota maggiore dei tributi erariali che versiamo per migliorare i servizi, ridurre le tasse e aiutare le famiglie e le imprese in difficoltà per la crisi. Basta pagare per gli sprechi degli altri! E voi che ne pensate? Favorevoli o contrari ad un referendum per l’autonomia in autunno?

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