NOI NON DIMENTICHIAMO!

06.04.2009 – 06.04.2019
A distanza di 10 anni dal terribile terremoto che ha colpito l’Aquila e l’Abruzzo, ricordiamo le 309 vittime, i 1.600 feriti e i quasi 80mila sfollati. Una preghiera per chi non c’è più e la nostra vicinanza ai sopravvissuti che con grande dignità ed orgoglio si sono rimboccati le maniche per la ricostruzione.

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NALIN, GALLANI E RUFFINI: VERGOGNA!

È gravissimo che a distanza di oltre settant’anni ci siano ancora esponenti delle Istituzioni che rifiutano di accettare una verità storica acclarata come i massacri delle foibe, mettendo addirittura in discussione per ragioni meramente ideologiche l’intitolazione di una via in memoria di Norma Cossetto, torturata, violentata e gettata probabilmente ancora viva in una foiba dai partigiani jugoslavi di Tito. Noi non dimentichiamo e pretendiamo rispetto per le vittime, i sopravvissuti e le loro famiglie. Nalin, Gallani e Ruffini si vergognino! Bene Giordani che ha tirato dritto.

GIORNO DEL RICORDO

Anche quest’anno, in occasione del “Giorno del ricordo”, il Movimento del Buonsenso commemora le vittime dei massacri delle foibe e si unisce al dolore dei sopravvissuti e dei discendenti, molti dei quali anche padovani. Oltre 10mila uomini, donne e bambini massacrati e poi infoibati, vivi o morti, senza pietà, in nome di un fanatismo ideologico che aveva l’obiettivo di annientare la presenza italiana in Istria e Dalmazia. Una vera e propria pulizia etnica che ancor oggi tende ad essere, per ragioni ipocritamente politiche, sottaciuta o sottovalutata. NOI NON DIMENTICHIAMO. Queste vicende devono riecheggiare nella memoria collettiva, in particolare dei giovani, affinché simili carneficine non si ripetano più. Il negazionismo è un crimine morale contro l’umanità.

ORIANA FALLACI E L’ANTISEMITISMO

A 72 anni dall’ingresso dei soldati russi nel campo di concentramento di Auschwitz, ricorre oggi il “Giorno della Memoria” per ricordare le vittime innocenti dell’Olocausto. Teniamo vivo il ricordo di quei 6 milioni di ebrei, zingari, omosessuali, disabili, oppositori politici e dissidenti sterminati dalla follia cieca che aveva ammorbato la Germania e l’intera Europa. Teniamo vivo il ricordo poiché l’antisemitismo ancora serpeggia pericolosamente. Il Movimento del Buonsenso non dimentica e tiene alta la bandiera della libertà e del rispetto di ogni essere umano.

In questo breve video che abbiamo realizzato per voi, le parole della grande giornalista e scrittrice Oriana Fallaci sulla Shoah e sull’antisemitismo. >>> GUARDA IL VIDEO <<<

ORIANA FALLACI E IL SUO RICORDO DELL’11 SETTEMBRE

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“Ero a casa, la mia casa è nel centro di Manhattan, e alle nove in punto ho avuto la sensazione d’un pericolo che forse non mi avrebbe toccato ma che certo mi riguardava. La sensazione che si prova alla guerra, anzi in combattimento, quando con ogni poro della tua pelle senti la pallottola o il razzo che arriva, e rizzi gli orecchi e gridi a chi ti sta accanto: «Down! Get down! Giù! Buttati giù». L’ ho respinta. Non ero mica in Vietnam, non ero mica in una delle tante e fottutissime guerre che sin dalla Seconda Guerra Mondiale hanno seviziato la mia vita! Ero a New York, perbacco, in un meraviglioso mattino di settembre, anno 2001. Ma la sensazione ha continuato a possedermi, inspiegabile, e allora ho fatto ciò che al mattino non faccio mai. Ho acceso la Tv. Bè, l’audio non funzionava. Lo schermo, sì. E su ogni canale, qui di canali ve ne sono quasi cento, vedevi una torre del World Trade Center che bruciava come un gigantesco fiammifero. Un corto circuito? Un piccolo aereo sbadato? Oppure un atto di terrorismo mirato? Quasi paralizzata son rimasta a fissarla e mentre la fissavo, mentre mi ponevo quelle tre domande, sullo schermo è apparso un aereo. Bianco, grosso. Un aereo di linea. Volava bassissimo. Volando bassissimo si dirigeva verso la seconda torre come un bombardiere che punta sull’obiettivo, si getta sull’obiettivo. Sicché ho capito. Ho capito anche perché nello stesso momento l’audio è tornato e ha trasmesso un coro di urla selvagge. Ripetute, selvagge. «God! Oh, God! Oh, God, God, God! Gooooooood! Dio! Oddio! Oddio! Dio, Dio, Dioooooooo!» E l’aereo s’è infilato nella seconda torre come un coltello che si infila dentro un panetto di burro. Erano le 9 e un quarto, ora. E non chiedermi che cosa ho provato durante quei quindici minuti. Non lo so, non lo ricordo. Ero un pezzo di ghiaccio. Anche il mio cervello era ghiaccio. Non ricordo nemmeno se certe cose le ho viste sulla prima torre o sulla seconda. La gente che per non morire bruciata viva si buttava dalle finestre degli ottantesimi o novantesimi piani, ad esempio. Rompevano i vetri delle finestre, le scavalcavano, si buttavano giù come ci si butta da un aereo avendo addosso il paracadute, e venivano giù così lentamente. Agitando le gambe e le braccia, nuotando nell’aria. Sì, sembravano nuotare nell’aria. E non arrivavano mai. Verso i trentesimi piani, però, acceleravano. Si mettevano a gesticolar disperati, suppongo pentiti, quasi gridassero help-aiuto-help. E magari lo gridavano davvero. Infine cadevano a sasso e paf!
Sai, io credevo d’aver visto tutto alle guerre. Dalle guerre mi ritenevo vaccinata, e in sostanza lo sono. Niente mi sorprende più. Neanche quando mi arrabbio, neanche quando mi sdegno. Però alle guerre io ho sempre visto la gente che muore ammazzata. Non l’ho mai vista la gente che muore ammazzandosi cioè buttandosi senza paracadute dalle finestre d’un ottantesimo o novantesimo o centesimo piano. Alle guerre, inoltre, ho sempre visto roba che scoppia. Che esplode a ventaglio. E ho sempre udito un gran fracasso. Quelle due torri, invece, non sono esplose. La prima è implosa, ha inghiottito se stessa. La seconda s’è fusa, s’è sciolta. Per il calore s’è sciolta proprio come un panetto di burro messo sul fuoco. E tutto è avvenuto, o m’è parso, in un silenzio di tomba. Possibile? C’era davvero, quel silenzio, o era dentro di me? Devo anche dirti che alle guerre io ho sempre visto un numero limitato di morti. Ogni combattimento, duecento o trecento morti. Al massimo, quattrocento. Come a Dak To, in Vietnam. E quando il combattimento è finito, gli americani si son messi a raccattarli, contarli, non credevo ai miei occhi. Nella strage di Mexico City, quella dove anch’io mi beccai un bel po’ di pallottole, di morti ne raccolsero almeno ottocento. E quando credendomi morta mi scaraventarono nell’obitorio, i cadaveri che presto mi ritrovai intorno e addosso mi sembrarono un diluvio. Bè, nelle due torri lavoravano quasi cinquantamila persone. E ben pochi hanno fatto in tempo ad evacuare. Gli ascensori non funzionavano più, ovvio, e per scendere a piedi dagli ultimi piani ci voleva un’eternità. Fiamme permettendo.
Non lo conosceremo mai, il numero dei morti. (Quarantamila, quarantacinquemila…?). Gli americani non lo diranno mai. Per non sottolineare l’intensità di questa Apocalisse. Per non dar soddisfazione a Usama Bin Laden e incoraggiare altre Apocalissi. E poi le due voragini che hanno assorbito le decine di migliaia di creature son troppo profonde. Al massimo gli operai dissottèrrano pezzettini di membra sparse. Un naso qui, un dito là. Oppure una specie di melma che sembra caffè macinato e invece è materia organica. Il residuo dei corpi che in un lampo si polverizzarono. Ieri il sindaco Giuliani ha mandato altri diecimila sacchi. Ma sono rimasti inutilizzati.”

Oriana Fallaci, “La rabbia e l’orgoglio”

VENERDÌ 23 SETTEMBRE, ALLE ORE 20:45, TI ASPETTIAMO AL CENTRO CULTURALE ALTINATE SAN GAETANO PER UNA SERATA DEDICATA AD ORIANA FALLACI. Per saperne di più: http://goo.gl/OyEOIR

RICORDI…

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Esattamente 3 anni fa, alle 22:30, i bar di Piazza dei Signori abbassavano simbolicamente le serrande e restavano in silenzio per tre minuti in segno di protesta contro l’assurda ordinanza Zanonato che imponeva il coprifuoco a mezzanotte. Un’iniziativa del Movimento del Buonsenso a cui si è aggiunta una raccolta di oltre 6.000 firme. Ricordo bene il giorno in cui mi sono presentata a palazzo Moroni con il malloppo, per depositarlo anche nelle mani dell’allora Sindaco, il quale nemmeno ha avuto la decenza di ricevermi. Ebbene, oggi la situazione è completamente cambiata, grazie all’introduzione dell’innovativa patente a punti per i bar e all’ordinanza del Sindaco Bitonci che fissa alle 2:00 la chiusura dei locali del centro storico. Un risultato di buonsenso a cui siamo felici di aver contribuito, guidati dalla certezza che una città viva è decisamente più sicura. #addiocoprifuoco

52° ANNIVERSARIO TRAGEDIA DEL VAJONT

dopo-la-frana-il-disastro9 ottobre 1963, ore 22.39. Un enorme boato dalla montagna… pochi istanti… 1.917 morti. Sono trascorsi 52 anni da una delle più grandi tragedie italiane del Novecento: la frana del Vajont. Un disastro annunciato. Troppi interessi, troppa omertà. Poi un processo lunghissimo in cui le responsabilità sono emerse solo in parte e chi doveva pagare non ha pagato abbastanza. Una preghiera per i morti, un pensiero per chi quei morti li ha pianti, ed un ringraziamento a tutti coloro che si battono per tenere vivo il ricordo di quell’orrore.

Elisabetta Beggio 
Presidente Movimento del Buonsenso – Padova
Consigliera Comunale – Lista Bitonci Sindaco‬

ORIANA FALLACI E IL SUO RICORDO DELL’11 SETTEMBRE

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Sai, io credevo d’aver visto tutto alle guerre. Dalle guerre mi ritenevo vaccinata, e in sostanza lo sono. Niente mi sorprende più. Neanche quando mi arrabbio, neanche quando mi sdegno. Però alle guerre io ho sempre visto la gente che muore ammazzata. Non l’ho mai vista la gente che muore ammazzandosi cioè buttandosi senza paracadute dalle finestre d’un ottantesimo o novantesimo o centesimo piano. Alle guerre, inoltre, ho sempre visto roba che scoppia. Che esplode a ventaglio. E ho sempre udito un gran fracasso. Quelle due torri, invece, non sono esplose. La prima è implosa, ha inghiottito se stessa. La seconda s’è fusa, s’è sciolta. Per il calore s’è sciolta proprio come un panetto di burro messo sul fuoco. E tutto è avvenuto, o m’è parso, in un silenzio di tomba. Possibile? C’era davvero, quel silenzio, o era dentro di me? Devo anche dirti che alle guerre io ho sempre visto un numero limitato di morti. Ogni combattimento, duecento o trecento morti. Al massimo, quattrocento. Come a Dak To, in Vietnam. E quando il combattimento è finito, gli americani si son messi a raccattarli, contarli, non credevo ai miei occhi. Nella strage di Mexico City, quella dove anch’io mi beccai un bel po’ di pallottole, di morti ne raccolsero almeno ottocento. E quando credendomi morta mi scaraventarono nell’obitorio, i cadaveri che presto mi ritrovai intorno e addosso mi sembrarono un diluvio. Bè, nelle due torri lavoravano quasi cinquantamila persone. E ben pochi hanno fatto in tempo ad evacuare. Gli ascensori non funzionavano più, ovvio, e per scendere a piedi dagli ultimi piani ci voleva un’eternità. Fiamme permettendo.
Non lo conosceremo mai, il numero dei morti. (Quarantamila, quarantacinquemila…?). Gli americani non lo diranno mai. Per non sottolineare l’intensità di questa Apocalisse. Per non dar soddisfazione a Usama Bin Laden e incoraggiare altre Apocalissi. E poi le due voragini che hanno assorbito le decine di migliaia di creature son troppo profonde. Al massimo gli operai dissottèrrano pezzettini di membra sparse. Un naso qui, un dito là. Oppure una specie di melma che sembra caffè macinato e invece è materia organica. Il residuo dei corpi che in un lampo si polverizzarono. Ieri il sindaco Giuliani ha mandato altri diecimila sacchi. Ma sono rimasti inutilizzati.”

Oriana Fallaci, “La rabbia e l’orgoglio”

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