SOLIDARIETÀ ALL’HOTEL EDEN

Esprimiamo la nostra vicinanza all’amica Simonetta Fincato e alla sua famiglia, titolare dell’hotel Eden, chiuso temporaneamente per la psicosi da coronavirus. Politici e giornalisti pesino le parole: Padova, il Veneto, l’Italia non sono il lazzaretto d’Europa! Auspichiamo che prevalga il buonsenso e che le Istituzioni a tutti i livelli mettano in campo azioni concrete a sostegno del turismo e del commercio affinché si torni presto alla normalità.

PADOVA, CAPITALE DEL TURISMO IN ITALIA

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È Padova, con un dato del +118%, a guidare la classifica delle prime 10 città d’arte italiane in cui si è registrata la maggior crescita di turisti negli ultimi 20 anni. Lo afferma una ricerca sul turismo nelle città d’arte, dal 1995 al 2015, presentata martedì a Roma dal Centro Studi Turistici di Firenze. Dopo Padova, nelle 10 migliori performance figura Venezia (+110%), seguita da Roma (+106%), Napoli (+100%), Torino (+77%), un altro capoluogo veneto, Verona (+65%), quindi Bologna (+53%), Pisa (+49%), Firenze (+43%) e Siena (+27%). Un primato, quello padovano, che ci riempie di soddisfazione, ma che non deve essere interpretato come un punto di arrivo bensì come un incoraggiamento a fare ancora di più. Trasformiamo i numerosi arrivi in presenze. Presenze che rappresentano un volano importante per far ripartire l’economia cittadina. Il turismo, infatti, soprattutto in tempo di crisi, è una risorsa straordinaria in grado di portare ricadute positive non solo per le strutture ricettive ma per tutti gli esercizi commerciali presenti in città. Più turisti, più lavoro, più assunzioni, più denaro che circola, più benessere per tutti. Ma come trattenere più a lungo i turisti a Padova? Come trasformare una visita frettolosa in qualcosa di più? Occorre innanzitutto pensare ad un modello innovativo e sinergico, in grado di coinvolgere e coordinare tutti gli attori presenti sul territorio. Incrementare gli investimenti e creare un nuovo brand per veicolare l’immagine della città nel Mondo. Oltre ai grandi poli attrattori, come la Cappella degli Scrovegni, l’Orto botanico, la Basilica del Santo, il Palazzo della Ragione, il Caffè Pedrocchi, dobbiamo svelare e valorizzare la Padova meno conosciuta, inedita. Organizzare grandi mostre, come quelle che da anni vengono realizzate a Cà dei Carraresi a Treviso o alla Basilica Palladiana di Vicenza. Rilanciare la Fiera, da anni in sofferenza, con nuove importanti manifestazioni a carattere nazionale ed internazionale. Piccoli e grandi eventi che se programmati e soprattutto comunicati in modo efficace, possono fare la differenza. Spazio anche per cartellonistica e innovazione: applicazioni digitali per coinvolgere i giovani e percorsi culturali, enogastronomici e cicloturistici riconoscibili e coerenti. Non solo: occorre vigilare sulle aperture di nuove strutture ricettive e sconfiggere le degenerazione della cosiddetta sharing economy nel turismo, come ad esempio il caso di Airbnb. L’obiettivo deve essere “emozionare”. La pubblicità più funzionale e d’impatto per la città, infatti, è il passa parola dei turisti, che ritornati nei rispettivi Paesi di residenza raccontano l’esperienza vissuta. L’Amministrazione Comunale si sta muovendo proprio in questa direzione: dalla ristrutturazione dei padiglioni della Fiera, agli investimenti per il Parco delle Mura, dalla mostra sui dinosauri, a quelle dedicate a Donatello, Tintoretto e al Seicento veneto, passando per “Babele”, la nuova rassegna culturale diretta dal critico d’arte Vittorio Sgarbi; ma anche la riduzione, seppur ancora insufficiente, della tassa di soggiorno, la Discover Padova Card e la candidatura al riconoscimento di patrimonio dell’Unesco dei cicli pittorici del Trecento (da Giotto a Giusto de’ Menabuoi) e molto altro. Alcuni obiettivi sono già stati raggiunti, altri sono certa lo saranno negli anni a venire. Crediamoci!

Simonetta Fincato
Consigliere delegato al Turismo, Movimento del Buonsenso – Padova

BABY GANG: IL FENOMENO E LE SOLUZIONI

baby gang mbsDopo il caso di Marco, che intorno alle 19.30 di mercoledì 4 novembre è stato derubato e picchiato brutalmente in Prato della Valle da un gruppo di sei coetanei di varie etnie, abbiamo deciso di approfondire il delicato tema del bullismo di gruppo. Che cosa c’è dietro al fenomeno sociale delle baby gang? Che cosa spinge ragazzi ancora minorenni a compiere atti criminali? Il termine “baby gang” è ormai entrato, grazie all’uso frequente dei mass media, nel linguaggio comune per definire ogni gruppo di giovani che, forte del numero, commette soprusi e reati vari nei confronti di soggetti più deboli (principalmente coetanei ma anche adulti, anziani e disabili). Un vero e proprio fenomeno di microcriminalità organizzata, principalmente diffuso nei contesti urbani. Estorsioni, furti, rapine, atti vandalici, spaccio di droga sono i principali crimini delle bande. Le modalità di approccio ed esecuzione seguono uno schema ben preciso: innanzitutto si instaura un contatto con la vittima con l’obiettivo di provocarla e disorientarla. Dalla violenza verbale, poi, si passa velocemente a quella fisica, il tutto con un ritmo estremamente rapido che crea una situazione di terrore e panico per il mal capitato. Una violenza gratuita, sistematica, psicologicamente contagiosa attraverso cui la gang tenta di imporsi nel contesto sociale di riferimento. Nella mentalità del gruppo, la vittima viene “deumanizzata” al fine di giustificare le proprie imprese. E ora la fatidica domanda: perché? Secondo numerosi studi, difficoltà ambientali, economiche, culturali e sociali sono alla base di ogni comportamento deviante. Il fenomeno delle baby gang dunque nasce, come molti altri, dalle problematiche relative al contesto di vita nel quale questi giovani nascono, crescono e maturano. Spesso infatti è proprio il menefreghismo delle famiglie d’origine di fronte al loro disagio a provacare danni enormi. Alla radice c’è la frustrazione, derivante dalla contrapposizione tra obiettivi di vita e mezzi per raggiungerli, che finisce per concretizzarsi in atti e comportamenti devianti e spesso antisociali, in un tentativo erroneo di raggiungere quei modelli di astratta perfezione che la società contemporanea impone. Gli adolescenti di oggi, vivono di frequente situazioni di disadattamento e di disagio frutto delle enormi difficoltà incontrate nel relazionarsi con gli altri, nell’identificarsi in una società come quella attuale, piena di dubbi e di contraddizioni, che sta gradualmente abbandonando i propri valori e le proprie tradizioni in virtù di una globalizzazione sbagliata. Inserendosi in un gruppo, l’adolescente trova un’identità collettiva che gli permette di sapere come orientarsi e quali valori perseguire nella vita, come presentarsi e come agire nei confronti degli altri. Il gruppo rappresenta una fonte di sicurezza, un’importante sostegno nell’emancipazione dalla famiglia, un sistema di valori da adottare, un contesto nel quale il controllo genitoriale è meno presente e dove si trova forza nei momenti d’indecisione, d’incertezza e d’ansia tipici dell’età adolescenziale. I dati mostrano inoltre come queste dinamiche siano maggiormente accentuate tra i giovani immigrati di prima e seconda generazione, soprattuttto al centro-nord Italia. Come affrontare questo complesso fenomeno? Le istituzioni sono tenute a confrontarsi su una duplice esigenza: proteggere i minori attraverso l’adozione di misure non invasive e punire adeguatamente gli atti criminali dei ragazzi. Urgono politiche locali, nazionali ed europee che contrastino la devianza a monte intervenendo sulle condizioni sociali, economiche e culturali che possono favorirla, nella certezza che la prevenzione è sicuramente la terapia migliore, ma senza escludere interventi rieducativi o riparativi. Istituzioni, scuola, famiglia, forze dell’ordine devono agire in sinergia mettendo in atto efficaci strategie di sensibilizzazione e resposabilizzazione. Non solo: dobbiamo renderci conto che non possiamo più girare la testa quando assistiamo a certi fatti. Marco poteva essere figlio di tutti noi o noi stessi. I pugni che ha ricevuto sono pugni che ognuno di noi ha ricevuto, che tutte le persone perbene hanno ricevuto. Occorre fare squadra, per noi, per il nostro futuro.

Elisabetta Beggio
Presidente Movimento del Buonsenso – Padova
Consigliera Comunale – Lista Bitonci Sindaco

Simonetta Fincato
Mamma di Marco Cassarà, vittima dell’aggressione

 

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