DA “PRIMA I PADOVANI” A “PRIMA GLI STRANIERI”

Nel corso del Consiglio Comunale di ieri sera la maggioranza ha cancellato con un colpo di spugna il criterio di anzianità di residenza per l’assegnazione delle case popolari introdotto nel 2015 dall’amministrazione Bitonci. Ora i padovani in attesa di un alloggio saranno nuovamente scavalcati dagli ultimi arrivati, per lo più stranieri. VERGOGNA!

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IMMIGRAZIONE, LA STORIA INSEGNA

Secondo gli storici le principali cause della caduta dell’Impero Romano d’Occidente furono la scarsa natalità, l’immigrazione incontrollata, la crisi dei commerci, l’aumento delle tasse e la decadenza del mos maiorum (valori, costumi, tradizioni). In particolare, la sempre più massiccia presenza di stranieri non integrati fu decisiva. Un contesto socio-economico che, con i dovuti distinguo, ricorda molto quello attuale. Oggi, ci troviamo di fronte ad una scelta: accogliere tutti indiscriminatamente in nome di un multiculturalismo buonista e poco lungimirante oppure difendere i nostri confini e la nostra identità, governando i flussi migratori. E se è vero che “historia magistra vitae”, abbiamo già visto molti secoli fa dove porta la prima via.

PRIMA I VENETI!

Maggiore attenzione verso i casi di fragilità sociale, turn-over degli assegnatari in caso di miglioramento delle condizioni economiche e priorità nelle graduatorie a chi risiede in Veneto da almeno 5 anni. Sono solo alcune delle novità che verranno introdotte dalla riforma dell’Ater voluta dalla Regione. Il Consigliere regionale di minoranza Claudio Sinigaglia (PD) è preoccupatissimo che possano essere favoriti i veneti a scapito degli stranieri. Noi invece plaudiamo a questa svolta che rende finalmente giustizia ai tanti, troppi corregionali ripetutamente scavalcati dagli ultimi arrivati. Una svolta di cui a Padova possiamo dire di essere stati i precursori grazie al regolamento approvato dall’amministrazione Bitonci ed ora, ahimè, messo in discussione dai due “civici” accecati dall’inclusività.

INTEGRAZIONE AL CONTRARIO

Nell’unica prima classe della scuola elementare Rosmini all’Arcella, tutti i 24 alunni sono stranieri. Non c’è un italiano. Tra di loro cinesi, bengalesi, pachistani, nigeriani, moldavi e rumeni. Alla materna Joan Mirò, in via Bramante, a San Bellino, la situazione non è migliore: su 34 nuovi iscritti solo 2 sono italiani. Situazione preoccupante, per non dire drammatica, che mi ricorda che negli asili e nelle scuole non si allestisce più il Presepe per Natale, che nelle aule si toglie il Crocifisso dal muro, che nelle mense è stata bandita la carne di maiale. Allora una domanda sorge spontanea: chi deve integrarsi? Noi o loro?

IMMIGRATI 10 VOLTE PIÙ PROPENSI ALLO STUPRO

Secondo il dossier diffuso dal Viminale, nel nostro Paese avvengono in media quasi 11 stupri al giorno, 4.000 all’anno. Solo nei primi 7 mesi del 2017 i casi di violenza sessuale denunciati sono stati 2.333, di cui 4 su 10 commessi da stranieri. Ciò che però nessuno sottolinea è l’incidenza di questi dati in rapporto alla popolazione: gli italiani residenti in Italia sono infatti 55 milioni (90%), mentre gli immigrati regolari sono 5 milioni, più circa un altro milione di irregolari (10%). In altre parole, dai numeri si evince che gli immigrati hanno una propensione allo stupro quasi dieci volte superiore a quella degli Italiani. NESSUNA GIUSTIFICAZIONE per questi bastardi, qualunque sia la loro nazionalità, semplicemente una lettura corretta e non parziale o buonista dei dati. #carcereavita

NEANCHE LA MIMETICA LI FERMA. RIVOLTA DI IMMIGRATI A NAPOLI.

Quanto accaduto ieri in via Firenze nel centro di Napoli è gravissimo. Una pattuglia di militari impegnati nell’operazione “Strade sicure”, dopo aver fermato un giovane straniero per un controllo, è stata accerchiata e aggredita da decine di cosiddette “risorse”. Momenti di tensione e paura documentati da un video che ha fatto il giro del web. Una scena da Far West che i residenti e i commercianti del quartiere Vasto, riuniti nell’omonimo comitato, hanno dichiarato essere ormai all’ordine del giorno. La verità, come ci testimonia l’amico Magdi Cristiano Allam, è che i soldati sono stati costretti a subire l’aggressione perché il regolamento non consente loro di usare le armi in dotazione, che sono armi da guerra e quindi inadeguate all’attività di repressione dei tumulti o di arresto di singoli criminali. Secondo il regolamento i soldati dovrebbero fermare il sospettato e poi chiamare la polizia o i carabinieri ed affidarlo a loro. Tutto ciò ovviamente non è stato possibile nei pochi minuti in cui si è consumata la rivolta di ieri. L’aggressione ai soldati è l’aggressione ad uno Stato che ha scelto di non difendersi e di subire. Bisogna chiudere le frontiere, lo ribadiamo da sempre, e attribuire alle forze armate, alle forze dell’ordine e ai sindaci più risorse e più poteri per garantire la sicurezza e l’ordine pubblico. Soprattutto però serve una rivoluzione culturale. Basta buonismo! È tempo di usare il pugno di ferro! All’Arcella, il quartiere più multietnico di Padova, i casi di violenza sono ormai all’ordine del giorno. Ci sono rioni, come il Borgomagno, in cui gli immigrati sono quasi più degli italiani e il “nostro” nuovo sindaco (con delega alla sicurezza) che fa? Apre la nuova sede del vigili di quartiere due mezze giornate alla settimana! Incredibile! Ribelliamoci, mobilitiamoci a livello nazionale. Non permettiamo che anche a Padova o in altre città finisca come a Napoli!

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