PAROLE E SIMBOLI INACCETTABILI

Sui muri di via Folloppio, a pochi passi dall’Istituto di Anatomia e dall’ospedale, è apparsa questa scritta vergognosa su cui ora indaga la Digos. Auspichiamo che gli autori di questo ignobile gesto vengano individuati e puniti severamente. Inneggiare ad un terrorista pluriomicida, rimasto impunito per ben 36 anni, utilizzando anche simboli che rievocano anni bui della storia del nostro Paese, è un fatto gravissimo. Il nostro pensiero ai familiari delle vittime di questo assassino che merita di trascorre quel che resta della sua miserabile vita in galera insieme ai compagni ancora latitanti in giro per il mondo.

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+++ PRESO! +++

Dopo 36 anni di latitanza è stato finalmente catturato in Bolivia il terrorista pluriomicida Cesare Battisti. Nelle prossime ore è attesa l’estradizione in Italia dove sconterà l’ergastolo per i suoi innumerevoli ed efferati crimini. Il nostro plauso alle forze di polizia e al Presidente brasiliano Bolsonaro per aver reso possibile questo arresto. Giustizia è stata fatta!

(IN)GIUSTIZIA ITALIANA

Un quarantenne tunisino senza fissa dimora, senza lavoro e con precedenti penali, minaccia dei ragazzi con un coltello davanti ad una gelateria in pieno centro, scatta l’allarme TERRORISMO, viene arrestato ed il giorno dopo rimesso in libertà. Vi sembra normale? Che altro deve fare questo DELINQUENTE prima di essere sbattuto in galera a vita nel suo Paese d’origine? Deve forse scapparci il morto, come è già accaduto in diverse città europee, prima che la giustizia italiana prenda coscienza del pericolo e applichi finalmente pene severe e CERTE a chi delinque?

L’EMBLEMA DI UNA SINISTRA FUORI DALLA REALTÀ

Macerata, un folle spara in mezzo alla strada e il dibattito in Italia è su chi sia il “mandante morale” di questo gesto criminale. I vari Saviano, Grasso, Boldrini parlano addirittura di “terrorismo” e accusano Salvini di fomentare l’odio razziale e di essere “parte del problema”. Premesso che il nostro Movimento condanna senza “SE” e senza “MA” ogni forma di violenza, non possiamo non ribadire quanto sosteniamo da anni ossia che l’immigrazione INCONTROLLATA genera il caos,alimenta sentimenti di paura e rabbia e porta ad inevitabili tensioni sociali. Da tempo lo Stato italiano non è più in grado di garantire la sicurezza dei suoi cittadini e le nostre strade e piazze sono invase da spacciatori, stupratori e ladri, molti dei quali CLANDESTINI. Ecco il risultato di 5 anni di malgoverno della sinistra!

QUALI SOLUZIONI?

  1. Stop all’accoglienza indiscriminata e difesa dei confini.
  2. Certezza e severità della pena.
  3. Espulsione immediata per gli stranieri che delinquono ed esecuzione della pena nello stato di provenienza.
  4. Abolizione o quanto meno revisione del reato di tortura che limita fortemente l’operato delle Forze dell’Ordine.
  5. Più controlli sul territorio anche con l’ausilio dell’Esercito.

PADOVA, AGGREDISCE AGENTI AL GRIDO “ALLAH AKBAR”

Giardini dell’Arena, ventiduenne del Gambia senza fissa dimora aggredisce poliziotti urlando “Allah Akbar” e aggiungendo “siete tutti degli infedeli, vi uccideremo come a Barcellona”. Per questa “risorsa” ingrata e violenta è scattato il divieto di tornare in Veneto, una misura, a nostro giudizio, ridicola ed inutile. È davvero così che pensano di prevenire il terrorismo islamico in Italia? In galera e via la chiave, preferibilmente nel Paese d’origine! Ecco l’unica soluzione possibile! Il tempo della tolleranza e del buonismo deve finire. Voi che pensate?

ORIANA FALLACI E IL SUO RICORDO DELL’11 SETTEMBRE

10660134_349260601908023_6607927044283738157_n“Ero a casa, la mia casa è nel centro di Manhattan, e alle nove in punto ho avuto la sensazione d’un pericolo che forse non mi avrebbe toccato ma che certo mi riguardava. La sensazione che si prova alla guerra, anzi in combattimento, quando con ogni poro della tua pelle senti la pallottola o il razzo che arriva, e rizzi gli orecchi e gridi a chi ti sta accanto: «Down! Get down! Giù! Buttati giù». L’ ho respinta. Non ero mica in Vietnam, non ero mica in una delle tante e fottutissime guerre che sin dalla Seconda Guerra Mondiale hanno seviziato la mia vita! Ero a New York, perbacco, in un meraviglioso mattino di settembre, anno 2001. Ma la sensazione ha continuato a possedermi, inspiegabile, e allora ho fatto ciò che al mattino non faccio mai. Ho acceso la Tv. Bè, l’audio non funzionava. Lo schermo, sì. E su ogni canale, qui di canali ve ne sono quasi cento, vedevi una torre del World Trade Center che bruciava come un gigantesco fiammifero. Un corto circuito? Un piccolo aereo sbadato? Oppure un atto di terrorismo mirato? Quasi paralizzata son rimasta a fissarla e mentre la fissavo, mentre mi ponevo quelle tre domande, sullo schermo è apparso un aereo. Bianco, grosso. Un aereo di linea. Volava bassissimo. Volando bassissimo si dirigeva verso la seconda torre come un bombardiere che punta sull’obiettivo, si getta sull’obiettivo. Sicché ho capito. Ho capito anche perché nello stesso momento l’audio è tornato e ha trasmesso un coro di urla selvagge. Ripetute, selvagge. «God! Oh, God! Oh, God, God, God! Gooooooood! Dio! Oddio! Oddio! Dio, Dio, Dioooooooo!» E l’aereo s’è infilato nella seconda torre come un coltello che si infila dentro un panetto di burro. Erano le 9 e un quarto, ora. E non chiedermi che cosa ho provato durante quei quindici minuti. Non lo so, non lo ricordo. Ero un pezzo di ghiaccio. Anche il mio cervello era ghiaccio. Non ricordo nemmeno se certe cose le ho viste sulla prima torre o sulla seconda. La gente che per non morire bruciata viva si buttava dalle finestre degli ottantesimi o novantesimi piani, ad esempio. Rompevano i vetri delle finestre, le scavalcavano, si buttavano giù come ci si butta da un aereo avendo addosso il paracadute, e venivano giù così lentamente. Agitando le gambe e le braccia, nuotando nell’aria. Sì, sembravano nuotare nell’aria. E non arrivavano mai. Verso i trentesimi piani, però, acceleravano. Si mettevano a gesticolar disperati, suppongo pentiti, quasi gridassero help-aiuto-help. E magari lo gridavano davvero. Infine cadevano a sasso e paf!
Sai, io credevo d’aver visto tutto alle guerre. Dalle guerre mi ritenevo vaccinata, e in sostanza lo sono. Niente mi sorprende più. Neanche quando mi arrabbio, neanche quando mi sdegno. Però alle guerre io ho sempre visto la gente che muore ammazzata. Non l’ho mai vista la gente che muore ammazzandosi cioè buttandosi senza paracadute dalle finestre d’un ottantesimo o novantesimo o centesimo piano. Alle guerre, inoltre, ho sempre visto roba che scoppia. Che esplode a ventaglio. E ho sempre udito un gran fracasso. Quelle due torri, invece, non sono esplose. La prima è implosa, ha inghiottito se stessa. La seconda s’è fusa, s’è sciolta. Per il calore s’è sciolta proprio come un panetto di burro messo sul fuoco. E tutto è avvenuto, o m’è parso, in un silenzio di tomba. Possibile? C’era davvero, quel silenzio, o era dentro di me? Devo anche dirti che alle guerre io ho sempre visto un numero limitato di morti. Ogni combattimento, duecento o trecento morti. Al massimo, quattrocento. Come a Dak To, in Vietnam. E quando il combattimento è finito, gli americani si son messi a raccattarli, contarli, non credevo ai miei occhi. Nella strage di Mexico City, quella dove anch’io mi beccai un bel po’ di pallottole, di morti ne raccolsero almeno ottocento. E quando credendomi morta mi scaraventarono nell’obitorio, i cadaveri che presto mi ritrovai intorno e addosso mi sembrarono un diluvio. Bè, nelle due torri lavoravano quasi cinquantamila persone. E ben pochi hanno fatto in tempo ad evacuare. Gli ascensori non funzionavano più, ovvio, e per scendere a piedi dagli ultimi piani ci voleva un’eternità. Fiamme permettendo.
Non lo conosceremo mai, il numero dei morti. (Quarantamila, quarantacinquemila…?). Gli americani non lo diranno mai. Per non sottolineare l’intensità di questa Apocalisse. Per non dar soddisfazione a Usama Bin Laden e incoraggiare altre Apocalissi. E poi le due voragini che hanno assorbito le decine di migliaia di creature son troppo profonde. Al massimo gli operai dissottèrrano pezzettini di membra sparse. Un naso qui, un dito là. Oppure una specie di melma che sembra caffè macinato e invece è materia organica. Il residuo dei corpi che in un lampo si polverizzarono. Ieri il sindaco Giuliani ha mandato altri diecimila sacchi. Ma sono rimasti inutilizzati.”

Oriana Fallaci, “La rabbia e l’orgoglio”

COMMEMORAZIONE ATTENTATO 11 SETTEMBRE

68772538In occasione del quattordicesimo anniversario della tragedia che colpì gli Stati Uniti nel 2001 con la distruzione delle Torri gemelle a New York, il Comune di Padova intende onorare e ricordare i caduti con una cerimonia che si svolgerà domani alle ore 10.00, ai Giardini delle Porte Contarine, via Giotto, presso il monumento “Memoria e luce” a loro dedicato. Dopo la deposizione della corona di alloro in onore ai caduti, seguiranno gli interventi delle autorità e le esecuzioni musicali a cura della Civica orchestra di fiati di Padova. Insieme per non dimenticare.

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